La Fillea prova a rilanciare il Distretto lapideo
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Un momento del convegno «Si faccia il piano strategico, o chiuderà per manifesta inutilità»
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CARRARA. Il rilancio del settore lapideo, nel segno della sicurezza e del rispetto dell'ambiente. questo il leit-motiv del convegno tenuto ieri mattina nella cava del Calagio e promosso dalla Fillea Cgil. Fra gli interventi, Moulay El Akkioui, segretario nazionale della Fillea Cgil, ha insistito sulla necessità di rilanciare il Distretto lapideo, in modo da tornare a valorizzare i materiali lavorati che «rimangono la categoria che maggiormente contribuisce alla ricchezza nazionale del settore, costituendo ancora, in questo modo, il nucleo centrale su cui concentrarsi per ogni azione che voglia sostenere il materiale lapideo italiano». Questo perché l'export dei grezzi e semigrezzi non è riuscito «a compensare il calo di peso dei lavorati, sia di valore medio, che di valore assoluto». Obiettivo d'obbligo secondo il segretario nazionale della Fillea Cgil è anche «uno sviluppo sostenibile legato al rispetto e alla conservazione dell'ambiente». E qui si individua la necessità della redazione del nuovo Piano strategico del Distretto, che «chiama in causa tutti i componenti del settore, affinché si passi dalla fase del confronto generico e spesso includente, a quella delle scelte strategiche praticate». Quindi, «Si tratta di costruire politiche complessive per il settore, nelle quali dare indicazioni programmatiche e prevedere vincoli e momenti di verifica sulla realizzazione delle stesse. La sede più indicata allo svolgimento di questi compiti, per la sua composizione e le sue competenze, è il Distretto, dove l'esercizio dei ruoli di istituzioni, associazioni, categorie del comparto lapideo, continuerà a svolgersi secondo i requisiti loro assegnati dalle normative di riferimento, ma in coerenza e con il condizionamento di scelte strategiche, condivise fra tutti i soggetti del Comitato di Distretto stesso. Questo percorso è praticabile se i componenti del Distretto si assumono ognuno la propria parte di responsabilità per concorrere a realizzarlo, superando la nota limitazione all'incisività del Distretto, che non è più tollerabile». L'alternativa? Che il Distretto si spenga «per manifesta inutilità, facendo tornare il mondo del lapideo locale in una condizione frammentaria, priva dei minimi strumenti programmatici, indispensabili a politiche competitive di alto profilo». Altrettanto indispensabile è dare centralità alla filiera del marmo, ricordando che la quantità minima di produzione dei blocchi deve essere almeno del 25%, rispetto ai volumi di monte abbattuto. «Il settore dell'estrazione e della lavorazione del marmo interessa migliaia di lavoratori occupati in diverse regioni italiane e costituisce un punto di eccellenza della nostra economia e un volano dell'immagine dell'Italia all'estero, visto che i più grandi monumenti del mondo vengono realizzati con il marmo estratto nel nostro paese»: lo afferma Maurizio Zipponi, responsabile nazionale lavoro-welfare dell'Italia dei Valori, intervenuto al convegno "Pietra nobile, sicura, sostenibile". «Alle difficoltà del settore è possibile rispondere con nuove politiche estrattive, nuove infrastrutture e miglioramento dei trasporti, servizi alle imprese, innovazione e ricerca, compatibilità con l'ambiente e sicurezza sul lavoro, formazione professionale - ha spiegato Zipponi - È necessario che il governo definisca precisi interventi anche in materia di fiscalità mirata per questi distretti di eccellenza individuati dalle regioni».
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