Si avvia alla conclusione il maxi processo per spaccio legato alloperazione Testarolo
Un chilo di hashish dentro un motorino: la consegna intercettata dai carabinieri
Alessandra Vivoli
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PONTREMOLI. Un chilo di hashish dentro a un motorino: avrebbe dovuto essere consegnato davanti a un bar di Aulla e invece è stato intercettato dai carabinieri. È questo uno dei particolari emersi nell' udienza del processo che fa seguito alla maxi «operazione testarolo». Si avvia verso la conclusione il processo per spaccio di sostanze stupefacenti che vede otto persone sul banco degli imputati. Il tutto al termine di una complessa indagine che ha sgominato un maxi traffico: in sostanza si rifornivano di droga a Milano e poi la redistribuivano in Lunigiana, suddivisa in due mercati ben separati, in modo da non pestarsi i piedi. A spacciare hashish, marijuana e cocaina, nei pub e nei locali notturni della zona un gruppo di pusher, composto tra l'altro anche da 5 donne del posto. Nel luglio del 2009 i carabinieri di Pontremoli misero le manette a due clan multietnici composti da italiani, albanesi e marocchini. Furono 24 gli ordini di custodia cautelare allora emessi dal Gip del Tribunale di Massa (in manette anche un sottufficiale della Marina in servizio alla Spezia); 16 i denunciati a piede libero per associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, mentre furono 33, di età compresa tra 16 e 30 anni i segnalati come consumatori di droga. Diciotto imputati hanno chiesto il patteggiamento. Altre otto persone sono state rinviate a giudizio e sono adesso imputati in tribunale a Pontremoli: Fetau Eduard, albanese detto Eddy; Elfadili Badre, Nioi Giada (lunigianese), Vincenzo Facciolo (calabrese); El Manaouri Adil, El Arabaui Zituni, Ait Labyad Adil e Marir Rachid. Questi ultimi sono tutti marocchini. Ieri in tribunale a Pontremoli la penultima udienza: la discussione, davanti al pm Federcio Manotti, è già stata fissata per il 19 luglio.
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