Il Tirreno

Ai vertici di Confindustria il direttore del Pignone: dagli americani ho preso schiettezza

«Il lavoro? Solo nelle grandi industrie»: comincia l'era del presidente Baccioli

Alessandra Vivoli
Il neo presidente Giuseppe Baccioli e a sinistra la platea di Confindustria
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Il neo presidente Giuseppe Baccioli e a sinistra la platea di Confindustria

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 CARRARA. Viene dalla grande industria, ma riconosce per il territorio apuano il ruolo importantissimo del marmo. Dagli americani, come lui stesso sottolinea, ha fatto sue la schiettezza e la trasparenza: «Se penso una cosa, non riesco a dirne un'altra».  E così, Giuseppe Baccioli, classe 1949, ingegnere, direttore generale del Nuovo Pignone e neo presidente di Assindustria, non ha paura a fare delle affermazioni forti. Soprattutto quando si tratta di parlare di posti di lavoro: «Il problema dell'occupazione, in tempi stretti, può essere risolto solo con la grande industria. Non si possono creare posti di lavoro, per domani mattina, con il turismo».   La centralità del marmo. «Sono convinto che il lapideo sia una grande opportunità e una fortuna per il territorio - spiega Baccioli - credo anche che ci siano state incomprensioni, ma suggerisco una pausa di riflessione per ritrovare la calma necessaria: dobbiamo costruire intorno al marmo, e alla meccanica, una fetta importante del futuro della nostra provincia».   Il nuovo polo del Pignone. L'ingegner Baccioli ci tiene a tenere separati i due ruoli: quello di direttore del Pignone e di presidente di Assindustria. È un po' difficile farlo quando a un progetto come quello del maxi-insediamento in viale Zaccagna sono legati un centinaio di nuovi posti di lavoro.  «Stiamo facendo un accordo di programma con il Pubblico - annuncia Baccioli - la prossima settimana, l'11 luglio per la precisione, abbiamo in programma un incontro in Regione con l'assessore Simoncini: in quell'occasione faremo il punto degli incentivi al nostro progetto. E si avrà un quadro più preciso anche a livello occupazionale».  In sostanza il «giallo» dei posti di lavoro - per cui nei mesi scorsi sono pervenuti dcntinaia di curricula proprio alla sede di Assindustria - legati al polo di viale Zaccagna, potrebbe, finalmente essere risolto. Con informazioni più precise e con un'indicazione dei tempi relativi alle future assunzioni.  L'appello: adesso miglioriamo le infrastrutture. «Credo con molta onestà che il nostro territorio abbia la fortuna di avere creato una zona industriale a ridosso del porto - spiega Baccioli - ma le infrastrutture sono quelle, seppure fatte con lungimiranza, del 1938: siamo nel 2011 sarebbe ora di rifare qualcosa anche noi». Per il neo presidente di Assindustria le migliorie alla rete viaria consentirebero di rendere il territorio più appetibile, soprattutto, alle aziende che producono grandi manufatti.  «La Ansaldo energie, tanto per fare un esempio - dice Baccioli - per le sue grosse turbine avrebbe proprio bisogno di una zona come la nostra».   «Primo impegno in agenda? Dare risposte occupazionali». Ha le idee chiare il neo presidente di Confindustria, salutato, con una relazione improntata sui vantaggi dell'associazionismo anche da Aldo Fumagalli Romario, presidente della Commissione sviluppo sostenibile di Confindustria. «Il mio primo impegno in agenda? - dice Baccioli - Cercare di dare una risposta a ciò che mi angustia di più: la mancanza di occupazione. Il nostro ruolo, come Confindustria è anche questo: dare risposte forti al territorio».   L'addio di Caro. «È stato un mandato difficilissimo che ha dovuto fare i conti con una crisi epocale, con la chiusra dei grossi stabilimenti ma anche di tante piccole imprese: anche a livello contributivo la stessa associazione ha subito un forte contraccolpo». Comincia con un'analisi generale il bilancio degli anni da presidente di Alessandro Caro. Ed è il tempo di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Penso che quei signori che alla mia nomina si sono dimessi, subito, pensando a favoritismi o faziosità si siano accorti che non è stato così- conclude Caro - le critiche preventive non hanno funzionato».  Ricciarri (Fermet): porto a Carrara il big delle travi d'acciaio. Dalla politica alla passione per lo sviluppo dlele grandi imprese sul territorio apuano. Questo, in sintesi, il percorso di Alberto Ricciardi, patron della Fermet. Dopo aver portato Gabriele Pasini a Carrara, adesso il big nostrano dell'acciaio punta ad una altro grande dell'industria nazionale e mondiale: «Chiederò anche all'amico Antonio Beltrame - annuncia Ricciardi - uno dei più importanti industriali siderurigici italiani, di dare una mano allo sviluppo del nostro territorio».

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