Il Tirreno

Arriva il digitale, la Lunigiana senza tv

Fabrizio Palagi
In basso Oreste Giurlani presidente della Uncem toscana A lato ripetitori per segnale tv
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In basso Oreste Giurlani presidente della Uncem toscana A lato ripetitori per segnale tv

Molti Comuni saranno costretti a installare a loro spese nuovi ripetitori per ricevere il segnale

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 PONTREMOLI. Arriva il digitale e, per gran parte degli utenti Rai lunigianesi, si prospettano tempi bui per quanto riguarda la ricezione del segnale tv che sostituirà dal prossimo 7 novembre, quello analogico. Da tale data saranno infatti resi inservibili i ripetitori installati dai Comuni per corire i buchi lasciati aperti da quello della tv nazionale.  In base all'operazione denominata "switch-off", nel periodo dal 7 novembre al 2 dicembre prossimi, sarà posta in essere anche un Toscana l'innovazione del digitale tv. Ma, per molte zone del comprensorio lunigianese, anzichè di un passo verso il futuro si tratterà di un salto all'indietro, fin quasi al medioevo per intenderci dato che, a meno di interventi diretti dei Comuni interessati, i televisori serviranno solo a fare da poggiaoggetti. E tanto peggio per le fasce più deboli, anziani per primi.  Tra gli oltre 50 Comuni toscani che rischiano l'oscurantismo tv, la Lunigiana fa la parte del leone, ben rappresentata in questa non invidiabile lista, da Comano, Zeri, Aulla, Bagnone, Fosdinovo, Fivizzano e Pontremoli. Interpellati sull'argomento, alcuni sindaci dei Comuni sopra elencati.  Cesare Leri (Comano): «Altre spese a carico nostro, dato che il ripetitore installato una decina d'anni fa, con soldi del Comune, dovrà essere adattato al nuovo segnale. La Rai, infatti, non interviene per i Comuni sotto i mille utenti».  Davide Filippelli (Zeri): «Modificare gli attuali impianti significherà spese aggiuntive a quelle che il Comune ha finora pagato per la manutenzione dei ripetitori. Non è più sostenibile tutto ciò dato che tra i cittadini che pagano il canone tv non devono esserci quelli di serie B. E poi basta con il pagare una tangente alle tv commerciali. Non si possono privare i cittadini dei loro diritti. Per questo ho investito del problema l'Uncem Toscana».  Oreste Giurlani (Uncem) - Chiamato in causa, il presidente dell'Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani, spara a raffica. «Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare la Regione e lo Stato, per salvaguardare le aziende televisive toscane e garantire il pluralismo e la libertà di informazione. Il passaggio al digitale terrestre può infatti rappresentare una grande opportunità e un'occasione di crescita, ma deve prima essere gestita bene, pianificando le azioni necessarie a mettere in regola tutti gli impianti di ricezione e trasmissione. Forti preoccupazioni per molti imprenditori e operatori dell'emittenza locale, soprattutto delle piccole televisioni che non sanno se saranno in grado di poter continuare a trasmettere, mentre con la loro attività garantiscono l'opportunità di informazione anche ai territori più deboli e marginali, come le aree rurali e montane. Il rischio è che, per la mancanza di copertura della connettività in banda larga, gli abitanti di molte zone periferiche restino tagliati fuori In questo frangente, a rimetterci saranno soprattutto le fasce più deboli della popolazione, tra cui gli anziani e le persone con un basso livello di istruzione, che resteranno vittime del digital-divide. Quello che non deve accadere è che l'aggravio dei costi ricada interamente sui Comuni, specialmente su quelli piccoli e montani, già in difficoltà per via della mancanza di copertura di rete e per la presenza di ripetitori inadeguati e non a norma. L'Uncem darà battaglia per evitare tutto questo».

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