Italia
«Si amavano ed erano felici insieme»
Chiara Sillicani
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ENTRATA. Lingresso della villetta dei due giovani sposi La mamma di Samuele: ho perso non uno ma due figli, mi faccio forza per i miei piccoli
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MONTIGNOSO. Samuele la casa se l'è fatta con le sue mani, curata nei minimi dettagli. E quella villetta nel verde, in via Acqualunga, è rasserenante alla vista, come se in un luogo così quieto, la tragedia non potesse arrivare. Poi scopri che lì si è annidato il dolore, lì si fa spazio il vuoto. E l'assenza ha i colori blu e rosso di un'altalena, immobile nel caldo. Vuota. Simbolo di una famiglia che non c'è più e di due creaturine che andranno a scuola, un giorno, senza scattare una foto con i genitori. Cristian ha solo un anno e mezzo, Carlotta non ha ancora abbandonato le pappe: ha appena 8 mesi. Adesso che mamma Serena e papà Samuele non ci sono più per loro la famiglia ha un nome, quello di nonna Lolita. Lei non lascia la casa di suo figlio, accanto alla sua. Ha trascorso lì martedì notte: Samuele e Serena si sono ritagliati una serata tutta per loro, un momento di relax, a Milano al concerto di Vasco Rossi. Non se la sentono di dormire fuori, vogliono tornare dai loro piccoli. E la nonna si prende cura dei nipotini, in attesa del loro ritorno. Lolita non dorme, dà un'occhiata alla sveglia: sono le 4 e 19 minuti. Non può dimenticarlo, qualche secondo e suonano alla porta. Sono i carabinieri. Lei capisce tutto in un attimo, non le servono parole: «Sono stati così gentili con me, non mi hanno detto nulla fin quando non sono arrivati i miei cari». Il dolore le segna il volto, ma Lolita, la bidella di Sant'Eustacchio, sa di non potersi concedere la disperazione. Si anima di tutto il coraggio che ha, «per loro, per quelle due craeture che hanno bisogno di me». Non ha perso un figlio, ne ha persi due: «Samuele non aveva fratelli e Serena per me era molto di più di una nuora». Negli occhi ha l'immagine di quei due sposini felici, del suo ragazzo che «insieme alla moglie aveva trovato la serenità». Martedì pomeriggio Samuele si è messo al lavoro, ha risistemato il vialetto di casa, poi si è fatto una doccia. Pronto per partire. Lolita aveva paura: «Credevo che il concerto fosse a Firenze, quando ho saputo che sarebbero andati a Milano in moto, mi sono preoccupata. Poi - e le lacrime si affacciano ai suoi occhi forti - li ho visti così felici, giovani e innamorati. Scrivetelo: erano felici e innamorati». Si erano conosciuti e, poco dopo, avevano deciso di mettere insieme le forze per un progetto comune, poi è arrivato Cristian a riempire la loro vita e quella di Lolita, vedova da sette anni. Lo scorso anno, il 3 luglio, doppia festa: nozze e battesimo. Ma pochi giorni prima del matrimonio Serena aveva scoperto che la famiglia si sarebbe allargata: Carlotta era in arrivo. Il completamento della loro felicità. Il concerto di Vasco per Serena, sempre impegnata con i suoi bimbi, e per Samuele, artigiano edile, era quasi un viaggio di nozze. A Pasqua erano andati qualche giorno in Valle d'Aosta, ma il piccolo Cristian voleva tanto tornare a casa e loro lo hanno assecondato. Ma si erano promessi di concedersi una piccolissima pausa, un momento tutto per loro e il concerto a San Siro è sembrato l'occasione migliore. Una mezza giornata, dal primo pomeriggio a tarda sera, per non lasciare i bambini, neanche una notte. Da Montignoso sono partiti in tanti, qualcuno ha organizzato anche un pullman, loro, insieme ad amici, hanno deciso di andare in moto. E ora la loro casetta è vuota: c'è, però, la famiglia di Serena, c'è Lolita e, con lei, tutta Montignoso. Per dirle che il paese soffre, che quel ragazzo compagnone e la sua dolcissima moglie mancano già a molti, che tanti sarann accanto alle famiglie per aiutarle a crescere i due piccoli. Gli altri piangono, Lolita si fa forza per i suoi nipotini. Sono da amici, ma quando torneranno avranno bisogno della nonna. Montignoso si alza scossa: non è una città, è una comunità fatta di senso di appartenenza, di una dimensione collettiva dell'esistenza. Adesso tutto il paese piange per quella famiglia che non c'è più. Per due bambini che - pur senza consapevolezza - scopriranno il senso doloroso dell'assenza.
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