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Processo Iraq, un punto per la difesa Il funzionario comunale: sì, la firma è mia

Una moschea
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Una moschea

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 CARRARA. Un punto a favore della difesa, nel processo in corso a Torino per la bancarotta fallimentare legata alla maxi-commessa per una moschea in Iraq. Il funzionario comunale Giulio Basile ha infatti contraddetto quanto era invece stato messo a verbale.  Un vero e proprio colpo di scena. Giulio Basile, che in sede di verbalizzazione durante le indagini preliminari aveva messo in forte dubbio che fosse sua la firma in calce alla documentazione di autenticazione della copia conforme del contratto della mega-commessa con l'Iraq, ieri, in aula, quale testimone della pubblica accusa fra l'altro, ha invece sostenuto di fronte all'originale, che la firma è sua. Un punto non secondario nel procedimento: se quel documento fosse stato costruito ad arte, avrebbe avallato l'ipotesi della pubblica accusa di una costruzione a tavolino della commessa della moschea. La testimonianza di Basile ha provocato un certo scalpore in aula, ma anche di fronte alle contestazioni del pm Basile ha ribadito che la firma è sua, senza dubbi. Sentite inoltre le cancelliere Previti e Santoro, sulle modalità di assegnazione dei fascicoli ai giudici onorari come Laura Donatiello, moglie dell'imprenditore Paolo Dazzi. Quest'ultimo, in sue dichiarazioni spontanee, ha mostrato delle lettere di credito dell'Iraq anche di pochi giorni prima che scattasse l'embargo. Questo perché la Procura dubitava che fosse possibile che un Paese come l'Iraq, vicino a una guerra, potesse pensare in contemporanea a una maxi-commessa.

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