Il Tirreno

Beni sociali, via gli amministratori

Beni sociali, via gli amministratori

La Corte d'Appello nomina un super-commissario

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FIVIZZANO. Dalla Corte di Appello di Genova arriva una svolta clamorosa nella controversia che da anni riguarda la "Comunione sociale dei beni di Vinca", un organo di derivazione quasi medievale proprietario di agri marmiferi sul versante del Sagro e terreni per oltre 1.050 ettari. La novità è legata all'accoglimento del ricorso presentato da due "comunisti" - cioé appartenenti alla Comunione - Riccardo Ferrari e Wilma Federici, marito e moglie. I giudici genovesi hanno deciso di nominare un amministratore "esterno", che così by-passa gli attuali amministratori, nominati nel lontano 1991 e mai più cambiati. Il ricorso - presentato dall'avvocato Adriamo Martini - era nei confronti proprio degli amministratori, che così vengono condannati al pagamento delle spese: Pietrino Battaglia, Amedeo Boiardi, Giuseppe Boni, Asdrubale Borzani, Sauro Ferrari, Paolo Mariani e Mario Quartieri.  Tutto nasce, come si ricorderà, sulla base del contenzioso legato alla cava Crespina 3; da quella causa, portata avanti dall'imprenditore del marmo e produttori di vini Riccardo Ferrari, sono scaturiti tutta una serie di procedimenti, le cui conseguenze ad oggi non sono pronosticabili. Ma certo, già questa decisione della Corte d'Appello appare rivoluzionaria, perché smonta un establishment che proseguiva imperterrito da vent'anni.  Il decreto della Corte d'Appello di Genova, seconda sezione civile, nella premessa ricorda che il tribunale di Massa aveva posto in rilievo il fatto che l'amministrazione dei beni sociali «non sarebbe impossibile per mancanza di amministratore, in quanto gli amministratori, in carica dal 1991, sarebbero sempre stati prorogati tacitamente, per cui essi sono da considerarsi in carica». Puntualizza la Corte d'Appello: «La situazione descritta però attiene a comunione e non a condominio, per cui, come affermato nel reclamo, non può ritenersi che l'amministratore si possa ritene tacitamente prorogato nell'incarico, ed appare opportuno nominare un amministratore che provveda a prendere i provvedimenti necessari per gestire la cosa comune, al fine di consentirne la conservazione nelle condizioni migliori». Non solo, aggiungono i giudici: «Inoltre, occorre prendere atto della situazione, che da oltre 20 anni è la medesima, senza che risulti alcun atto con il quale venga incaricato un soggetto dell'amministrazione dei beni, il che rende evidente la necessità di un intervento esterno che consenta a tutti i partecipanti la possibilità di verificare il modo con cui sono amministrati i beni». La Corte d'Appello fa cenno anche al fatto che il tempo intercorso è molto lungo e che quindi possono essersi verificati molti cambiamenti e comunque, «appare opportuno nominare un soggetto a loro estraneo». Ecco pertanto che viene nominata la geometra Tiziana Marrazzo, vicepresidente del consiglio dell'ordine provinciale dei geometri, quale amministratore della Comunione dei beni sociali. E gli attuali amministratori dovranno pagare le spese: fra diritti e onorari, si tratta di circa 2.700 euro suddivisi fra primo grado e appello.  Il decreto della Corte d'appello sembra fra l'altro aprire un altro fronte. E cioé, il fatto che gli amministratori - secondo una delle interpretazioni contenuta in una delle tante perizie - al momento della loro designazione nel '91 in realtà sarebbero stati privi di delega, ed era previsto che presentassero entro il maggio 1992, un regolamento in cui si sarebbero dovuti fissare i criteri di ripartizione dei poteri di ordinaria amministrazione.  E questo regolamento non risulta emanato.  Nella guerra di carte bollate vi sono anche delle denunce sulla gestione dei detriti. In passato, anche altri "comunisti" si erano rivolti ai giudici, per sapere quanti soldi sono effettivamente entrati nelle casse, e come fossero stati distribuiti gli utili. M.B.

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