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La Bolkestein? «Farà salire alle stelle i prezzi»
I titolari dei bagni spiegano gli effetti della direttiva: affari solo per i grandi gruppi
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MARINA DI MASSA. Torna d'attualità la Bolkestein, la direttiva che introduce le aste pubbliche per le concessioni demaniali e quindi anche per gli stabilimenti balneari. A tornare sull'argomento è un gruppo di balneari che illustra i rischi dell'asta: dall'aumento dei prezzi ad una minor cura dell'ambiente. «Chi vuole la concessione - scrivono - dovrà vincere un'asta a prezzi altissimi (in molti casi milionari), costruire nuove strutture, dato che noi saremo costretti a smantellare le nostre. Dovrà pagare per 20 anni un canone ai prezzi di mercato, probabilmente dieci volte quello attuale. Con queste voci di spesa uno stabilimento medio, per andare in pari, dovrebbe raddoppiare i prezzi». E ancora: «Le aste verranno vinte quasi esclusivamente da grandi società e i soldi che incasseranno prenderanno la via dell'estero o di qualche città italiana lontana dal mare. Con conseguenze per l'economia locale, anche tutti i ragazzi che oggi assumiamo non saranno più abitanti del posto, saranno giovani di altre regioni e soprattutto di altre nazioni, con contratti a progetto, pagati un'inezia. I gruppi gruppi faranno economie di scala utilizzando prodotti acquistati in altri luoghi. Quindi vi sarà un impoverimento delle cittadine balneari e del loro entroterra». Ipotizzano anche conseguenze per l'ambiente: «Il vero balneare ha un profondo rispetto per il mare, la mattina pulisce la battigia e sarà sempre il primo a difendere l'ambiente, mentre è probabile che i grandi gruppi tratteranno la spiaggia solamente come un businness, non avendo una cultura marinara. Aumenterà quindi la tanto temuta cementiticazione».
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