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In tribunale. Il legale Sergio Lalli a processo per appropriazione indebita, la vicenda entra nel vivo
«I soldi dei risarcimenti? Mai visti»
Alessandra Vivoli
Gli ex clienti: l'avvocato disse, prima di avere gli assegni dovete pagare la parcella
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Avvocato alla sbarra per appropriazione indebita. Ieri è entrato nel vivo il processo a carico del legale Sergio Lalli. L'accusa è di appropriazione indebita degli assegni risarcitori di alcuni clienti. A parlare sono stati proprio loro: un'ex impiegata delle Poste e il padre di un ragazzo vittima di un incidente stradale. Ieri in tribunale sono stati ascoltati i due ex clienti dell'avvocato Lalli. Quelli che lo hanno denunciato e si sono costituiti, nel processo, parti civili: Stefania Ravani, assistita dalla dottoressa Linda Zanello del foro di La Spezia; e Maurizio Corsi, rappresentato dall'avvocato Andrea Lazzari. Il legale Sergio Lalli è invece difeso dall'avvocato Andrea Copello del foro di Genova.
«L'avvocato mi disse: cosa pretende questi soldi glieli hanno regalati». La prima a sfilare sul banco dei testimoni è stata la spezzina Stefania Ravani, ex impiegata delle Poste e, attualmente, impiegata come autista e soccorritrice presso la Croce italiana all'ospedale della Spezia. La sua vicenda risale all'estate del 2009. «Volevo chiedere la riassunzione alle Poste - ha detto davanti al pm Dello Iacono e al giudice Cosimo Maria Ferri - Un amico, sindacalista della Uil, mi ha consigliato di rivolgermi a Sergio Lalli». Qui comincia la causa di lavoro, terminata con una vittoria su tutti i fronti: riassunzione e risarcimento. Ma le cose non vanno a buon fine. «Avrei dovuto presentarmi alle Poste, a Genova, per la riassunzione, ma avevo avuto un intervento al piede e stavo partendo per la Sardegna. Quindi non ripresi il mio posto di lavoro - ha raccontato la donna - Ad agosto venni convocata allo studio Lalli: mi fece vedere un assegno di 1300 euto, per le spese legali. Quello da 39mila euro, delle Poste, invece non l'ho mai visto; disse che me lo avrebbe consegnato solo dopo il pagamento della sua parcella, di 9.586euro». Da qui comincia la battaglia. Gli assegni, non incassati, tornano nelle mani delle Poste. Non solo. Alla ex impiegata l'avvocato Lalli applica il decreto ingiuntivo di pagamento. «Sono venuti una mattina nel mio paese e, come a una delinquente, mi hanno sequestrato due auto: le ho riavute dopo otto mesi». A testimoniare su questo punto è stata anche la figlia della ex impiegata spezzina: «Fu una situazione di grande disagio. Mio padre è stato costretto a viaggiare in motorino, nonostante un delicato intervento al naso. E io ho avuto seri problemi con l'Università».
«Lalli ci cacciò dallo studio: Fuori di qui, dove credete di andare?» Un padre angosciato per un grave incidente stradale accorso al figlio minorenne. Dopo una causa di 12 anni arriva il risarcimento ma il marmista Maurizio Corsi quell'assegno di 36mila euro, dell'assicurazione, non lo vedrà mai. Così ha riferito al giudice. «Le spese legali erano di 5800 euro, l'avvocato me ne chiese con la notula 24mila. Quell'assegno, non l'ho mai visto: quando andai a reclamarlo buttò me e mia moglie fuori dallo studio». «Dopo qualche tempo mi arrivarono i decreti ingiuntivi dell'avvocato: appena diventò maggiorenne anche a mio figlio».
«L'avvocato mi disse: cosa pretende questi soldi glieli hanno regalati». La prima a sfilare sul banco dei testimoni è stata la spezzina Stefania Ravani, ex impiegata delle Poste e, attualmente, impiegata come autista e soccorritrice presso la Croce italiana all'ospedale della Spezia. La sua vicenda risale all'estate del 2009. «Volevo chiedere la riassunzione alle Poste - ha detto davanti al pm Dello Iacono e al giudice Cosimo Maria Ferri - Un amico, sindacalista della Uil, mi ha consigliato di rivolgermi a Sergio Lalli». Qui comincia la causa di lavoro, terminata con una vittoria su tutti i fronti: riassunzione e risarcimento. Ma le cose non vanno a buon fine. «Avrei dovuto presentarmi alle Poste, a Genova, per la riassunzione, ma avevo avuto un intervento al piede e stavo partendo per la Sardegna. Quindi non ripresi il mio posto di lavoro - ha raccontato la donna - Ad agosto venni convocata allo studio Lalli: mi fece vedere un assegno di 1300 euto, per le spese legali. Quello da 39mila euro, delle Poste, invece non l'ho mai visto; disse che me lo avrebbe consegnato solo dopo il pagamento della sua parcella, di 9.586euro». Da qui comincia la battaglia. Gli assegni, non incassati, tornano nelle mani delle Poste. Non solo. Alla ex impiegata l'avvocato Lalli applica il decreto ingiuntivo di pagamento. «Sono venuti una mattina nel mio paese e, come a una delinquente, mi hanno sequestrato due auto: le ho riavute dopo otto mesi». A testimoniare su questo punto è stata anche la figlia della ex impiegata spezzina: «Fu una situazione di grande disagio. Mio padre è stato costretto a viaggiare in motorino, nonostante un delicato intervento al naso. E io ho avuto seri problemi con l'Università».
«Lalli ci cacciò dallo studio: Fuori di qui, dove credete di andare?» Un padre angosciato per un grave incidente stradale accorso al figlio minorenne. Dopo una causa di 12 anni arriva il risarcimento ma il marmista Maurizio Corsi quell'assegno di 36mila euro, dell'assicurazione, non lo vedrà mai. Così ha riferito al giudice. «Le spese legali erano di 5800 euro, l'avvocato me ne chiese con la notula 24mila. Quell'assegno, non l'ho mai visto: quando andai a reclamarlo buttò me e mia moglie fuori dallo studio». «Dopo qualche tempo mi arrivarono i decreti ingiuntivi dell'avvocato: appena diventò maggiorenne anche a mio figlio».
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