Il Tirreno

Politeama, faccia a faccia con il sindaco

Politeama, faccia a faccia con il sindaco

L'annuncio del portavoce del Comitato dal palco del 1º Maggio

3 MINUTI DI LETTURA





 CARRARA. Grande partecipazione al Primo Maggio anarchico: almeno un migliaio i libertari, provenienti da varie parti d'Italia. «Troppi si dimenticano - ha tuonato dal palco Donato Landini - che in passato eravamo noi ad avere la pelle scura e a puzzare, quando emigravano in cerca di lavoro, ora invece impera il razzismo contro gli immigrati». Non è mancata una frecciata alla scelta di Papa Benedetto XVI di beatificare proprio oggi, Primo Maggio (ma anche San Giuseppe Artigiano) il suo predecessore. Critiche alla politica, ai "politicanti" di maggioranza e opposizione, e anche un appello a non votare alle prossime elezioni. «Ci avvelenano con i camion, sventrano le montagne nel nome del dio carbonato e degli interessi di pochi. E l'opposizione? Quando crollavano la casa sul Carrione e il Politeama facevano la corsa a farsi fotografare, poi però nessuno ha mosso un dito quando una famiglia ha appeso uno striscione e l'hanno minacciata di un maxi verbale». «Fanno la guerra al kebab in nome del decoro, e questa invasione di transenne che decoro è?».  Matteo Procuranti del comitato per la difesa del Politeama ha ripercorso la storia di quello che era uno splendido teatro, il secondo più grande della Toscana, e che poi è stato oggetto di ripetute speculazioni. E ha annunciato che venerdì prossimo 6 maggio alle 21, al cinema teatro Garibaldi, ci sarà un confronto pubblico con il sindaco Angelo Zubbani proprio sul futuro dello storico stabile: prima sarà proiettato il documentario sulla storia del Paoliteama, "Storia d'amore e d'anarchia", a seguire il dibattito publico con il sindaco.  Giovanni Pedrazzi dei Cobas Marmo ha annunciato una grande mobilitazione e una lotta dei lavoratori dell'escavazione «cava per cava» per una maggiore equità nella redistribuzione degli enormi utili che i concessionari ottengono al monte.  Il relatore Francesco Carlizza, del gruppo Carlo Cafiero di Roma, ha ricordato la drammatica realtà dei morti sul lavoro, già 400 dal 1º gennaio a oggi, dei quali il 10% stranieri, e ha ribadito il no alla guerra e ai guerrafondai. Il no alla guerra è arrivato anche da Pedrazzi e Donato Landini. Sull'immigrazione, Carlizza ha aggiunto: «È impossibile fermarla con la repressione. Se ci pensate, visti i sussidi che nel Nord del mondo si danno per la produzione di latte, guadagnano di più le vacche del Nord che i contadini del sud del mondo. Quando si muore di fame, non ti ferma davvero la prospettiva di essere arrestato. Basta con il razzismo». Ha concluso il suo intervento ricordando il professor Luigi Lembo e Vittorio Arrigoni, il pacifista ucciso in Palestina. Un lungo applauso della piazza ha sottolineato le parole di Carlizza in ricordo di "Utopia", così era soprannominato Arrigoni. Poi, il corteo ha toccato i luoghi simbolo tradizionali per la deposizione delle corone: come i monumenti a Ferrer, a Giordano Bruno, ad Alberto Meschi, alle vittime dei moti del 1894.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»