Meteo
I grandi affari con la famiglia Bin Laden
◗
Le cave di marmo Una commessa di macchine e telai in Arabia da 5 milioni di euro
2 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Grandi affari per le aziende apuane. Con la famiglia Bin Laden. In particolare una commessa da 5 milioni di euro per i più grandi costruttori, e proprietari di cave dell'Arabia Saudita: che esportano i graniti più famosi del mondo. Il gruppo, o meglio il committente che ha trattato con i colossi apuani delle macchine, si chiama MGI, e fa capo alla famiglia Bin Laden. Ma con il terrorista di Al Qaeda, ucciso l'altra notte e al centro di un clamore mediatico mondiale, non ha nulla a che fare: questo è il ramo della famiglia che opera con enorme successo nel mondo degli affari. E gli imprenditori nostrani, per essere chiari, con la proprietà della MGI - e di conseguenza con la famiglia di Bin Laden - non ci hanno mai trattato: gli affari li hanno conclusi direttamente con i manager del gruppo più grande dell'Arabia saudita. E di grossi affari si tratta: in sostanza è la società massese Prometec (50% gruppo Barsanti, 50% famiglia Pucci, leggi Roberto Pucci, sindaco di Massa) che ha curato, e sta ancora facendolo, il progetto di delocalizzazione della maxi segheria-laboratorio del gruppo MGI a Gedda. Vent'anni fa fu proprio l'ingegnere, e ora sindaco, Roberto Pucci a curare la logistica dell'azienda. E hanno voluto di nuovo lui dovendo trasferire e allargare i capannoni, verso il deserto, lontano da quella che, nel frattempo è divenuta una zona residenziale. La disposizione di telai, frese, ma anche la logistica per quel che riguarda gli scarichi, fino alle fondamenta, è tutta curata dalla Prometec. I primi macchinari sono stati forniti dalla Barsanti macchine, e anche dal colosso carrarese Gaspari Menotti. Una commessa, datata 2010, che ammonta a circa 5 milioni di euro. E, soprattutto che non è finita: anzi è in divenire. A spianre la strada ai costruttori apuani è arrivata, infatti, una legge governativa che vieta l'esportazione del granito grezzo: deve essere tagliato e lavorato in loco. Insomma, il sogno della filiera apuana! «La delocalizzazione della fabbrica della MGI avviene per gradi - spiega Fosco Barsanti della Barsanti macchine - Adesso abbiamo già fornito una buona parte dei macchinari, i tecnici, nostri e della Gaspari sono in Arabaia Saudita a curarne l'installazion e il collaudo. Ma i capannoni devono ancora essere riempiti: quindi il lavoro per noi non è ancora finito». A.V.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
