Il presidio
«I soldi dell'Asl per fare la bella vita»
Chiara Sillicani
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IL CANILE. Il cartello del sequestro effettuato dalla Guardia di Finanza Prime ammissioni dell'ex direttore Ermanno Giannetti
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MASSA. I soldi dell'Asl per fare la bella vita: Ermanno Giannetti lo avrebbe ammesso agli inquirenti. Che l' ex direttore amministrativo dell'Asl, avesse un ruolo centrale nell'indagine della Procura era chiaro da tempo. Come era chiaro che Giannetti stesse collaborando per ricostruire quello che in terra apuana è stato ribattezzato "il sistema degli assegni". Un meccanismo attraverso il quale il denaro sarebbe uscito dall'azienda per confluire in un vero e proprio tesoretto bancario. Adesso però emergono novità importanti: l'ex direttore avrebbe ammesso alcuni episodi di peculato. Insomma, avrebbe riconosciuto di essere l'autore di alcuni ammanchi nei conti dell'azienda. Una notizia che arriva il giorno dopo il sequestro del canile di Giannetti (appassionato di caccia) a Pognana, nel fivizzanese. Sequestrata anche l'abitazione, intestata al padre dell'ex direttore, in via Roma, nel cuore di Fivizzano. Adesso nuove importanti novità: le prime ammissioni. Denaro per fare la bella vita. Rivelazioni con il carattere dell'ufficialità quelle di Giannetti: le ammissioni sarebbero arrivate durante gli interrogatori degli inquirenti e di fronte al pubblico ministero. L'ex direttore amministrativo non avrebbe soltanto ammesso di aver sottratto denaro, ma ne avrebbe anche specificato l'utilizzo. Soldi che non finivano nelle tasche di altri - almeno per quanto riguarda gli episodi di cui Giannetti si sarebbe assunto la responsabilità - ma che servivano allo stesso ex direttore per garantirsi «una bella vita». Ora gli inquirenti stanno cercando di andare oltre: hanno puntato gli occhi su numerosi viaggi in Serbia. Viaggi, alla volta dei balcani, a cui avrebbe preso parte anche Giannetti. Ufficialmente gite di divertimento per occuparsi di cani da caccia, ma la Procura vuole vederci chiaro. Tanto da aver chiesto una rogatoria internazionale al paese balcanico. Per capire se dietro quei viaggi - ipotesi da verificare - possano esserci ragioni diverse dalla caccia. Anche perché, a quanto pare, proprio un serbo si sarebbe occupato dei cani ospitati a Pognana. Insomma, Giannetti avrebbe ammesso alcuni episodi di peculato: ammanchi nelle casse dell'azienda per garantirsi un alto tenore di vita. Ma su quelle ammissioni arriva la secca smentita di Franco Perfetti, avvocato dell'ex direttore amministrativo che nega qualsiasi rivelazione sul peculato e sull'utilizzo del denaro. La Procura sarebbe al lavoro anche per capire se possano esserci altri casi di peculato e se qualcun altro (oltre Giannetti) possa avere responsabilità. Si tratta quindi di capire anche come funzionasse esattamente il sistema degli assegni: titoli intestati a privati, senza pezze giustificative. Anche se la Procura avrebbe già evidenziato un aspetto importante: gli assegni sarebbero stati emessi nidietro mandato di pagamento. Mandato formalmente ineccepibile e riferito ad acquisti - mai avvenuti - di prodotti sanitari. L'intestario - avrebbe ricostruito la procura - ritirava il denaro per riconsegnarlo, almeno in gran parte, a chi l'assegno lo aveva emesso. Il falso in bilancio. In ogni caso singoli episodi di peculato non possono giustificare una voragine nel bilancio di oltre 200 milioni. La causa del buco - questa la posizione degli inquirenti - andrebbe ritrovata nella manomissione di atti contabili. Il lavoro della Procura - complicatissimo - consiste nell'indivisuare tutti coloro che avrebbero potuto compiere quella manomissione. Per individuare eventuali responsabilità omissive (per mancato controllo) o commissiove (reale modifica del bilancio). Certo è che all'Asl entrava 100 - per esemplificare - ed usciva 140. Insomma, le spese, anche quelle per la gestione corrente, avrebbero di gran lunga superavato le entrate. Ecco, quindi, emergere il buco. E il peculato giustificherebbe solo una parte delle uscite in eccesso. Parte su cui la Procura vuole fare chiarezza per capire chi - oltre a quanto avrebbe già ammesso da Giannetti - abbia avuto responsabilità.
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