Altro capitolo del procedimento abbreviato sull’appaltopoli del carcere
«Ora vi spiego io le mie fatture»
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L’imprenditore Prospero SantacroceL'imprenditore Santacroce al giudice: tutte le spese sono dettagliate
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MASSA. Lunghissima udienza del processo che vede alla sbarra Prospero Santacroce, l'imprenditore coinvolto nell'appaltopoli del carcere. Si tratta di una costola - con il rito abbreviato - del processo che vede tra gli imputati l'ex direttore della casa circondariale di via Pellegrini Salvatore Iodice. Santacroce, accusato di truffa, corruzione, turbativa d'asta e falso, è stato interrogato sia dal suo difensore Enrico Panetta sia dal pubblico ministero Rossella Soffio. L'imprenditore ha spiegato al giudice - Ermanno De Mattia - voce per voce preventivi e fatture degli appalti avuti da Iodice e dalle opere pubbliche (Tendola e Bernardini) per la manutenzione del carcere. Diversi i lavori fatti in prevalenza dalla Comies, la ditta di Santacroce: la risistemazione della rotonda, l'illuminazione della sezione C, l'intervento nell'infermeria, la sistemazione del pozzo che controllava l'impianto idrico, l'installazione delle porte antincendio e l'impianto di aereazione dell'armeria.
L'udienza è iniziata alle 9.30. Con l'imputato e il suo avvocato che hanno mostrato le foto del pozzo che si trova nel parcheggio davanti al cancello della porta carraia: «Vede come era ridotto giudice? - ha detto Santacroce -. Dovevamo intervenire in somma urgenza perché da quel pozzo dipendeva non solo l'impianto idrico del carcere (gabinetti, docce e quant'altro), ma era collegato anche il vascone dell'antincendio con circa ventimila litri d'acqua». La contestazione logica dell'accusa è perché sia stata scelta proprio la Comies: «Gli uffici tecnici delle opere pubbliche hanno una rosa di ditte di cui si fidano e fanno girare sempre gli stessi nomi, facendo lavorare un po' tutti per non scontentare nessuno». L'imprenditore è stato esaustivo - quando era Panetta a porgergli le domande - su ogni appalto: «In infermeria il problema era l'impianto elettrico che dava dei problemi alle macchine. L'allarme era stato lanciato da un fisioterapista».
Santacroce ha contestato quanto detto da un funzionario del Prap (Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria) Peppino Costabile: «Lui i lavori che abbiamo eseguito non è neppure venuto a vederli di perfsona, perché ha fatto dei rilievi che non stanno né in cielo né in terra. Nell'armeria scrive che dovevamo usare particolari materiali più costosi ma ignifughi, è vero ma noi l'impianto di aereazione lo abbiamo fatto all'esterno del locale dove gli agenti pulivano le pistole che usavano per il servizio». Proprio su Costabile l'imprenditore apre un capitolo: «Doveva attivarsi novanta giorni dalle contestazioni fatte dall'Asl al carcere nel 2005. Invece nonostante le continue lettere di sollecito di Iodice (ne ha letta anche una al giudice) non si è fatto sentire».
Aspetto questo che potrebbe venire bene anche al direttore del carcere nel suo processo, visto che Santacroce mercoledì prossimo sarà testimone dell'accusa. Dove però il titolare della Comies è stato traballante è quando il pm Soffio nel controinterrogatorio lo ha incalzato sulle telefonate con le altre ditte quando c'erano in ballo le gare d'appalto: «Ma io sentivo tutti perché da presidente dei giovani artigiani venivo contattato ogni giorno, non solo segnalavo anche chi aveva bisogno di lavorare ed era bravo». L'udienza è terminata intorno alle 18. La prossima ci sarà il 16 maggio.
L'udienza è iniziata alle 9.30. Con l'imputato e il suo avvocato che hanno mostrato le foto del pozzo che si trova nel parcheggio davanti al cancello della porta carraia: «Vede come era ridotto giudice? - ha detto Santacroce -. Dovevamo intervenire in somma urgenza perché da quel pozzo dipendeva non solo l'impianto idrico del carcere (gabinetti, docce e quant'altro), ma era collegato anche il vascone dell'antincendio con circa ventimila litri d'acqua». La contestazione logica dell'accusa è perché sia stata scelta proprio la Comies: «Gli uffici tecnici delle opere pubbliche hanno una rosa di ditte di cui si fidano e fanno girare sempre gli stessi nomi, facendo lavorare un po' tutti per non scontentare nessuno». L'imprenditore è stato esaustivo - quando era Panetta a porgergli le domande - su ogni appalto: «In infermeria il problema era l'impianto elettrico che dava dei problemi alle macchine. L'allarme era stato lanciato da un fisioterapista».
Santacroce ha contestato quanto detto da un funzionario del Prap (Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria) Peppino Costabile: «Lui i lavori che abbiamo eseguito non è neppure venuto a vederli di perfsona, perché ha fatto dei rilievi che non stanno né in cielo né in terra. Nell'armeria scrive che dovevamo usare particolari materiali più costosi ma ignifughi, è vero ma noi l'impianto di aereazione lo abbiamo fatto all'esterno del locale dove gli agenti pulivano le pistole che usavano per il servizio». Proprio su Costabile l'imprenditore apre un capitolo: «Doveva attivarsi novanta giorni dalle contestazioni fatte dall'Asl al carcere nel 2005. Invece nonostante le continue lettere di sollecito di Iodice (ne ha letta anche una al giudice) non si è fatto sentire».
Aspetto questo che potrebbe venire bene anche al direttore del carcere nel suo processo, visto che Santacroce mercoledì prossimo sarà testimone dell'accusa. Dove però il titolare della Comies è stato traballante è quando il pm Soffio nel controinterrogatorio lo ha incalzato sulle telefonate con le altre ditte quando c'erano in ballo le gare d'appalto: «Ma io sentivo tutti perché da presidente dei giovani artigiani venivo contattato ogni giorno, non solo segnalavo anche chi aveva bisogno di lavorare ed era bravo». L'udienza è terminata intorno alle 18. La prossima ci sarà il 16 maggio.
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