Punto nascite, Ferri sfida i medici di Massa
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Jacopo Ferri e una protesta in difesa del punto nascite «Vengano a discutere a Pontremoli con chi sente sulla propria pelle il torto subito»
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PONTREMOLI. L'esponente del Pdl, Jacopo Ferri, lancia una sfida sul punto nascite di Pontremoli: «Capisco che è più facile tenere la linea dell'azienda e dell'assessorato regionale, capisco che fare qualche chilometro in più costi fatica, ma la difesa dei medici dell'Unità di ostetricia di Massa per quanto mi riguarda è inesatta in alcune affermazioni. Vengano a Pontremoli per un dibattito pubblico». Feri invita a un dibattito a Pontremoli «tutti e 19 i firmatari, guidati dal primario Migliorini», perchè possano ascoltare le ragioni dei loro colleghi, «degli operatori che hanno dato l'anima per il Punto Nascite, del Comitato pro Ospedale Paola Fanti, della città, della Lunigiana, di chi sente sulla propria pelle il torto subito». Jacopo Ferri scende anche sul piano personale, per spiegare (a chi ha voluto sollevare polemiche) perché sua moglie ha partorito a Parma (hanno tre figli): per il fatto - dice Ferri - che «a Pontremoli non fosse possibile utililizzare il servizio di parto in analgesia (cosiddetta epidurale) che lei voleva fortissimamente»; e alla fine, rispetto alla possibile scelta fra Montignoso e Parma, ha scelto Parma dove aveva vissuto. E con questa spiegazione, risponde anche ai 19 firmatari della lettera «in merito alla loro richiesta di sapere come mai, io ho pagato con i soldi dei contribuenti toscani, abbia potuto decidere di trasferire in altra Regione i miei denari personali e in parte anche quelli dei contribuenti toscani». Secondo Ferri, questo suo caso, «moltiplicato per tantissimi altri», dimostrerebbe «come la Regione e l'Asl con le loro scelte e le loro strategie abbiano causato continuamente danno al punto nascite lunigianese portando avanti nel tempo una "guerra" che si è manifestata in vari modi ed in più momenti», ad esempio, «negando il parto in analgesia, concesso un po' ovunque» («a Bibbiena dove il reparto guarda caso rimane aperto, quel servizio ha garantito un incremento dei parti di circa il 20%»), «garantendo dopo innumerevoli richieste, lunghe "battaglie" e tante manifestazioni, le guardie attive sulle 24 ore degli anestesisti (2004), dei ginecologi (2008), dei pediatri (2010); mancando dal 2005, anno in cui è stato chiuso il punto nascite di Fivizzano, di far confluire i ginecologi che lì operavano, così da poter garantire già allora la guardia attiva poi arrivata nel 2008; mancando di porre in essere un'opera adeguata di pubblicizzazione affinché il reparto fosse utilizzato di più dai lunigianesi e non solo; seguendo con disattenzione i lenti lavori di ristrutturazione delle sale operatorie del 2007; emanando circolari penalizzanti l'attività del reparto». Ferri sostiene che «se non fosse stato per la straordinaria abnegazione del personale (medici ed altri operatori sanitari), per l'impegno grande del Comitato pro Ospedale e di Paola Fanti, per la difesa messa in campo dalla gente e dalle amministrazioni comunali, probabilmente la Regione e l'Asl sarebbero arrivati molto prima al loro obiettivo». E senza - dice Ferri - tirar fuori al questione della sicurezza. A proposito di sicurezza, Ferri porta l'esempio di Montignoso: «dove il numero di parti assisti, per ciascun ginecologo, è stato sempre ben inferiore a quello riscontrato per i medici di Pontremoli»; «dove non c'è una rianimazione da utilizzare per la mamma in caso di necessità». Insomma, la scelta di chiudere il punto nascita di Pontremoli, è per Ferri «ingiusta e sbagliata», e rispetto ad essa afferma che «la parola "Fine" non è ancora scritta e certamente, se arrivasse, non sarà accettata in silenzio e senza reazioni».
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