Il presidio
Il grido dei balneari: noi non andremo mai all'asta della morte
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Tante le novità a Balnearia aperta da ieri e fino a lunedì prossimo3 MINUTI DI LETTURA
MARINA DI CARRARA. Insieme, balneari e fornitori, per contrastare la direttiva Bolkestein. E, soprattutto, per evitare l'effetto "tsunami" che la nuova normativa, che prevede la messa all'asta delle concessioni demaniali a partire dal 2015, sta già provocando nelle aziende del settore: perchè i balneari hanno paura per il loro futuro e hanno cominciato a chiudere i rubinetti e non investire più. Con un effetto domino che colpisce le imprese produttrici di attrezzature, dagli ombrelloni (in Italia se ne contano 8 milioni) fino agli sdraio e a tutti gli altri tipi di servizi che costituiscono il valoree aggiunto delle spiagge italiane. La sinergia fra fornitori e operatori del settore è stata tenuta a battesimo nell'ambito dell'assemblea nazionale che si è svolta ieri negli appuntamenti convegnistici della kermesse. A tirare le fila della riunine, che ha avuto momenti molto accesi e una partecipazione enorme (a fare la parte del leone sono stati i viareggini) è stato il Movimento balneare: un'associazione nata un anno fa on-line che, fra Facebook e un portale ad hoc, ha superato i 1500 contatti e che, soprattutto, tiene aggiornati gli operatori su tutte le novità che, in questo delicato momento riguardano il settore. E che il clima sia davvero "caldo" lo si è visto anche ieri. La riunione con i fornitori è stata l'occasione per ribadire il "no" deciso alla Bolkestein. Da parte del vicepresidnete del Sib, Carlo Monti, presidente dei balenari di Viareggio, è partito anche un appello ai sindaci della Toscana: «Per organizzare un'assembela congiunta per fare il punto della nostra situazione perchè la politica, come ci chiedono gli operatori, deve difenderci». Da Oreste Giannessi, del Movimento Balneare.it, sono state ricordate le linne guida della battaglia di settore. «Noi siamo nella ragione - ha dichiarato suscitando gli applausi della platea - Lo Stato ci ha chiesto di firmare un contratto per il rinnovo in automatico di 6 anni in 6 anni delle concessioni. Ora viene a dirci che si è sbagliato e che dobbiamo andare all'asta». Non sono mancati momenti di tensione nella sala gremita della sala Canova. È bastata la voce fuori dal coro di un fornitore di Rimini, Aldo Ramberti (socio- ha spiegato - anche di uno dei maggiori stabilimenti della rivieria romagnola). «I bagni non sono prorpietà private, mettere le conessioni all'asta fa andare avanti lo stesso le aziende»: questa dichiarazione ha scatentato la polemica. Molti balneari hanno lasciato la sala. Rodolfo Martinelli, opertaore storico di Viareggio, è andato in escandescenze: «La mia famiglia sono 90 anni che ha un bagno, abbiamo cominciato con un capanno di paglia, via di qui non ci manderà nessuno, Perchè poi un olandese puà venire a comprare le nostre spiagge e noi non possiamo comprare alcuni ettari di tulipani? Dove sta la reciprocità?». Ha raccolto la provocazione anche un altro balneare simbolo della Versilia, Giannacini: «Se vendono le ville a fior di milioni a Forte lo devono al fatto che ci sono i bagni, Se fossero rimaste solo le dune tutta l'economia ne avrebbe risentito». Insomma se l'ssembela voleva dimostrare che il settore balneare sta vivendo un momento particolarmente difficile, c'è riuscita appieno. E gli operatori, a giudicare anche dalla grande partecipazione, su una cosa sono d'accordo: «Siamo stati forzatamente messi in una direttiva che non ci riguarda - ha chiosato il vicepresidente del Sib - Non diventeremo mai la repubblica delle aste. Qui c'è un pericolo grave: si rischia di far scomparire un'intera filiera, un pezzo dell'economia del paesesione di beni, non di servizi.
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