Il Tirreno

«Uscire da Gaia si può»: il Pdl compatto continua la crociata contro la società

Un rubinetto dell’acqua
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Un rubinetto dell’acqua

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 CARRARA. «Uscire da Gaia si può, anzi si deve». Lo sostiene, compatto il Pdl. I consiglieri e il coordinamento comunale del Partio delle Libertà hanno firmato una nota stampa eloquente, dal titolo: «Gaia è finita».  «Non c'è certo bisogno di un sondaggio per sapere come la pensino i cittadini su Gaia».  Così si legge nella nota firmata dai consiglieri comunali del Pdl Riccardo Bruschi, Simone Caffaz, Iginio Dell'Amico Iginio, Gianni Ilari, Lanmarco Laquidara, Mario Meacci, Silvia Vanelli, Luciano Tonarelli. E da Claudio Vinazzani e Simone Speziga del coordinamento comunale. «I carraresi - scrivono - si sono da prima visti imporre una aumento delle tariffe dell'acqua di quasi il 300%, poi la richiesta (concessa) di aumenti di capitale di Gaia Spa di diversi milioni di euro. Infine la beffa del mancato pagamento di 1 milione di euro per l'affitto della sede di viale Zaccagna di proprietà di Amia Spa. Il PdL ribadisce la propria ferma volontà di uscire da Gaia e di approntare l'affidamento in house ad Amia».   Laquidara: chi ha detto che non si può uscire da Gaia? «Dal punto di vista legale, oltre che da quello economico, la situazione del gestore unico del servizio idrico integrato è molto peggiore di quello che può sembrare - scrive il consigliere del Pdl Laquidara - I sindaci, si ostinano a difendere l'indifendibile. Oggi la società non ha più legittimità giuridica».

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