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Asl, medici in stato di agitazione
Chiara Sillicani
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ASSEMBLEA. Lincontro intersindacale di medici e veterinari ieri alla scuola infermieri Camici bianchi preoccupati per i tagli: serve un nuovo direttore generale
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MASSA. Quando il caso Asl è scoppiato e l'ipotesi tagli si è fatta senpre più concreta, l'attenzione si è concentrata su chi per l'azienda sanitaria lavora. Dagli operatori, alle ditte fornitrici. Eppure in corsia ci sono anche loro: i medici, stanchi di apparire, per lo meno agli occhi dell'opinione pubblica, il soggetto forte, che meno ha subìto i contraccolpi del commisariamento. Senza dubbio non rappresentano la categoria più debole, né economicamente, né dal punto di vista contrattuale. Ma anche per loro si preannunciano tempi duri, tanto che i camici bianchi si riuniscono in una affollata assemblea intersindacale, insieme ai colleghi veterinari, e decidono lo stato di agitazione. Una presa di posizione forte anche se tempi e modalità della protesta non sono ancora stati definiti. Anche perché, essendo la sanità un servizio pubblico essenziale, la legge definisce precisi ambiti d'azione anche per l'esercizio del diritto di sciopero. Potremmo probabilmente aspettarci volantini o picchetti, certo non l'interruzione delle prestazioni ai pazienti. Ma l'assemblea di ieri mattina, nell'aula magna della scuola infermieri, è stata l'occasione per definire tutto ciò che agli occhi di medici e veterinari davvero non va. Innanzitutto camici bianchi e veterinari si sentono, per così dire, allo sbando, senza un referente certo. «Durante l'assemblea - spiega Anna Baldi (Cgil) a nome di tutti i colleghi - abbiamo preso atto che manca un interlocutore e la cosa incrementa l'incertezza. Serve un direttore generale». Poi l'attenzione si focalizza sul rischio tagli: «Siamo preoccupati per la qualità e la sicurezza dei servizi, le attività mediche - spiega - rispondono a precisi standard. Temiamo che le riduzioni del personale possano determinare una conseguente riduzione delle attività, ledendo i diritti dei cittadini». Ma quello che emerge durante l'assemblea non sono le questioni tecnico-burocratiche o gli aspetti legati specificatamente alla professione, è il dato umano il più rilevante: i medici si sentono «offesi». E non solo dal mega buco. Non lo dicono a chiare lettere, ma tra le righe, si legge il disappunto: spesso dopo il commissariamento, si è puntato il dito su prestazioni aggiuntive o straordinari come se si trattasse di costi ingiustificati. I medici e i veterinari evitano la polemica, ma ricordano, con orgoglio, il loro impegno:«Abbiamo sempre svolto il nostro lavoro seguendo rigorosamente quanto previsto dai piani sanitari regionali e nazionali, nel rispetto - puntualizzano a chiare lettere - delli interessi collettivi. Abbiamo lavorato bene, in scienza e coscienza». E sulla questione costi, anche il personale medico adesso dice la sua. Altrochè prestazioni aggiuntive, ci sono dottori che hanno accumulato negli anni ore di straordinario non pagate. E non si tratta di decine di ore, ma addirittura centinaia. «Se le chiedessimo - si lascia sfuggire qualcuno - allora davvero creeremmo parecchi problemi all'azienda sanitaria». Insomma, se nella catena ci sono anelli più deboli, anche per i medici le cose non vanno a gonfie vele. Così, davanti alla porta dell'Aula Magna, mentre l'assemblea prosegue, un dottore dall'accento partenopeo si lascia sfuggire:«Poi si dice di Napoli, se avessi saputo che a Massa la situazione era questa me ne sarei rimasto là».
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