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Fonti Monte Porro, zero rischi

Fonti Monte Porro, zero rischi

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AULLA. Non è necessario sottoporre il progetto di variante alla coltivazione della cava sul monte Porro, presentato il 25 giugno scorso, alla procedura di Valutazione impatto ambientale (Via), «in quanto tale variante può ritenersi non sostanziale, non comportando impatti significativi e diversi da quelli già valutati positivamente nella procedura di compatibilità ambientale relativa al progetto in corso, approvato nel marzo 2004». 

A garantirlo è il dirigente comunale Ivano Pepe, che lo ha messo nero su bianco nella determinazione n. 269 del 4 ottobre scorso, sottoscritta anche dal responsabile del procedimento, geometra Mauro Marcelli, e solo in questi giorni pubblicata all'albo pretorio elettronico del sito web del Comune. Infatti Pepe prima fa notare che la società Monte Porro srl è titolare di una autorizzazione che scadrà il 10 maggio 2024 per l'esercizio dell'attività estrattiva nella cava, poi sottolinea che in merito al progetto è pervenuto soltanto il parere da parte dell'Asl 1 di Massa Carrara (unità funzionale igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro), «che afferisce - scrive Pepe nella determinazione - agli aspetti propriamente esecutivi del progetto e non alla valutazione del quadro ambientale e paesaggistico, su cui, peraltro, l'Asl stessa si ritiene non abbia competenza»; a ogni modo, il dirigente comunale precisa che «gli aspetti evidenziati nel parere dell'Asl saranno, ovviamente, tenuti in considerazione nella fase istruttoria, per la quale sono già state, informalmente, richieste le opportune integrazioni al progetto alla Monte Porro srl».  Rimane il fatto che non si parlerà più di Valutazione di impatto ambientale e vedremo come sarà presa la cosa, ad esempio, dal capogruppo consiliare di "Idee in Comune", Matteo Lupi, il quale aveva chiesto, a inizio settembre, che «a tutela delle fonti idriche "Camilla" e "San Marco" e del loro uso idropotabile da parte della collettività aullese, il consiglio comunale si opponga al rilascio di qualsiasi concessione di sfruttamento della risorsa idrica sul monte Porro con perforazioni di pozzi in falda artesiana a uso industriale, sovrastanti le sorgenti destinate al consumo umano».

Ma che cosa giustificava l'allarme lanciato da Lupi? Innanzitutto il fatto che lo studio ambientale per la verifica di assoggettabilità alla Via e la relazione paesaggistica del progetto di variante per la prosecuzione della coltivazione e il recupero del sito estrattivo ubicato sul monte Porro «non localizzano e analizzano - scriveva Matteo Lupi - le interferenze tra il pozzo, di cui la Monte Porro srl richiede la concessione, e la falda artesiana che crea le fonti "Camilla" e "San Marco" sottostanti, considerato che la prospezione del pozzo scende a meno 91 metri di profondità a partire dalla quota assoluta di 420 metri sul livello del mare del piano di campagna».

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