Il Tirreno

La Uil chiede la condanna dell'azienda

Sara Ligutti
<b>SANITA&#146;.</b> Infermieri a lavoro in reparto A destra Claudio Salvadori della Uil
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SANITA’. Infermieri a lavoro in reparto A destra Claudio Salvadori della Uil

La accusa di irregolarità nella graduatoria per caposala

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 MASSA. Si scalda lo scontro fra Uil e Asl, per le sorti precarie dei lavoratori dell'azienda. Il 21 gennaio, il sindacato chiederà al giudice la condanna in primo grado per le irregolarità nel calcolo dei titoli nella graduatoria delle capo-sala. E una nuova graduatoria. E la Uil annuncia lotta dura anche sul fronte di infermieri e Oss.  Per settantasei di quest'ultimi, infatti, doveva arrivare ieri la conferma del rinnovo del contratto e dell'assunzione a tempo indeterminato, ma per il momento non c'è ancora nulla di ufficiale. Pare che i soldi ci siano, ma sono solo voci non confermate.  Il sindacato, quindi, da gennaio inizierà a mobilitarsi, coinvolgendo anche i lavoratori e le associazioni dei cittadini come Adoc, Associazione dei Pensionati, Tribunale del Malato e i vari Ordini professionali. E, spiega il segretario provinciale della Uil Fabrizio Dazzi, «saranno mobilitazioni volte a dare una grande visibilità all'evento, senza però far perdere preziose giornate di lavoro». Come? «Se le manifestazioni sono il pomeriggio vi parteciperà chi ha fatto il turno di notte o di mattino». E chi rimane in reparto? «Porterà un adesivo, qualcosa che segnali che sta lavorando per garantire il servizio, ma appoggia la manifestazione».  «C'è un malessere organizzativo», continua Dazzi. «Se un infermiere chiede di essere trasferito, va rispettato il suo volere. Invece vengono fatti trasferimenti discrezionali». E poi «molti infermieri sono terrorizzati dal coordinamento infermieristico». E racconta un giovane infermiere: «Nel giro della stessa giornata mi fanno cambiare anche tre o quattro reparti. Reparti che non conosco minimamente, a volte non so nemmeno dove sono le siringhe, quindi non ho idea di come muovermi, in caso di emergenza».  Parla in prima persona, ma il suo problema è comune a molti colleghi. Il personale, poi, è «sempre reperibile, ma la reperibilità non è pagata». Poi, per i primi giorni in reparto, «non c'è affiancamento», quando «anche un ragazzo che lavora per la prima volta in un'edicola ha bisogno di una mano, figuriamoci nel settore sanitario». Ma per questo, come per altre cose, a causa del "buco" nei bilanci dell'azienda, non ci sono le risorse.  E come si potrebbe sanare, questo "buco", secondo la Uil? Spiega Fabrizio Dazzi: «Rivedendo la spesa farmaceutica, acquistando in base al principio attivo. Rivedendo le consulenze. Facendo subito l'ospedale unico», che però dovrebbe reggersi su una forte rete distrettuale. La società della salute? «Sì, ma come si fa se uno dei due soci, l'Asl, è indebitato fino al collo? E' un cane che si morde la coda».  «E i politici, in tutto ciò - dichiara il coordinatore della sanità pubblica della Uil, Claudio Salvadori - stanno alla finestra a guardare. I sindaci devono prendere in mano la situazione, parlare meno e fare più di fatti», perché il direttore generale manca «ormai da troppo». Anche se pare che la prossima settimana, forse, ne arriverà un altro. E Salvadori rassicura i lavoratori: «Non vi lasceremo mai e arriveremo fino in fondo insieme».  La Uil, con l'aiuto dell'associazione dei consumatori Adoc, organizzerà ad esempio dei gruppi d'acquisto solidale, per comprare prodotti anche scontati del 40% e aiutare così i lavoratori a risparmiare sullo stipendio.

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