Il Tirreno

La sfida di Simoncini: Lunigiana, Comune da 50mila abitanti

Gianluca Uberti
Il sindaco Roberto Simoncini e sopra una veduta di Aulla
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Il sindaco Roberto Simoncini e sopra una veduta di Aulla

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 AULLA. Un solo Comune che inglobi tutta la Lunigiana. È l'idea, davvero destinata a fare discutere, che viene lanciata dal sindaco Roberto Simoncini che parte dalla considerazione che il 31 dicembre 2011 le Comunità montanae potrebbero essere soppresse. E proprio per fare fronte all'eventuale chiusura dell'ente comprensoriale, Simoncini pensa a una unione di Comuni.  Un'idea certamente radicale, ma affascinante: un unico Comune che potrebbe chiamarsi semplicemente Lunigiana. Sarebbe anche un modo, aggiungiamo noi, per tamponare la storica debolezza politica dei Comuni lunigianesi nei confronti di quelli di costa. Una debolezza politica che, secondo alcuni, sarebbe acuita dalla soppressione della Comunità montana della Lunigiana. Un problema non da poco, però, c'è ed è rappresentato dalla morfologia territoriale lunigianese, una terra segnata da confini naturali piuttosto netti e, soprattutto, da distanze considerevoli fra una località e l'altra: basti pensare, infatti, ai chilometri che separano, ad esempio, Casola da Zeri. Evidentemente, però, a Simoncini interessano altre considerazioni, a partire da quella in base alla quale i Comuni lunigianesi non ce la fanno più, stretti come sono nelle logiche contabili del rispetto dei patti di stabilità.  Infatti, se lasciamo al sindaco di Aulla la parola, scopriamo che «manca poco e dobbiamo chiudere i Comuni per mancanza di soldi. È per questo che penso - sottolinea Simoncini - a un solo Comune per tutta la Lunigiana e posso dire fin da ora che stiamo lavorando per formalizzare questa proposta. Se proprio Comune unico non dovesse essere, almeno si facciano - conclude Simoncini - non più di tre Comuni». Il sindaco non lo dice, ma logica vuole che i tre Comuni potrebbero essere Aulla, Fivizzano e Pontremoli.  Meno soldi ad Aulla. A proposito di ristrettezze economiche, il Comune è costretto a stringere la cinghia. La giunta ha infatti deliberato (documento n. 139 del 28 ottobre scorso) di ridurre di 32mila e 686 euro il fondo per il salario accessorio del personale dipendente non dirigente, provvisoriamente costituito il 15 luglio scorso. A dettare la deliberazione alla giunta, come sempre più spesso accade, è la necessità di rispettare il patto di stabilità, come si evince facilmente dalla deliberazione in questione. Deliberazione che fa cenno, tra l'altro, alle risultanze del Conto consuntivo 2009, approvato con l'atto consiliare n. 28 del 29 aprile scorso, «dalle quali emerge - si può leggere nella deliberazione - una spesa complessiva di personale pari a 2 milioni, 818mila e 95 euro. Inoltre, la quantificazione del fondo per il salario accessorio porterebbe a un aumento di spesa di personale dell'anno 2010 rispetto al 2009 di 40.465 euro. È quindi indispensabile per non incorrere nelle sanzioni previste dalle disposizioni di legge, operare riduzioni del fondo di cui trattasi in misura adeguata».  Ed è quello che ha fatto la giunta comunale con la deliberazione n. 139 del 28 ottobre scorso, nella quale si afferma anche di attendere la definitiva conclusione della verifica ispettivo-contabile da parte della Ragioneria generale dello Stato. Ricordiamo, infatti, che l'ispezione del Ministero dell'economia in municipio venne condotta dalla Ragioneria generale dello Stato (ispettorato generale di Finanza) dal 25 gennaio al 21 febbraio scorsi e la conseguente relazione giunse in municipio lo scorso 29 maggio (protocollo n. 9139). La relazione avrebbe accertato, tra l'altro, che dal 2005 al 2009 sarebbero state indebitamente pagate ai comunali di Aulla, compresi quelli con qualifica dirigenziale, somme in eccesso.

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