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I lavoratori Eaton: ministro, aiutaci tu
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Operai della Eaton durante un presidio in fabbrica Lettera a Romani per sollecitare la re-industrializzazione
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MASSA. «Ministro Romani, aiutaci tu». All'indomani del fallimentare vertice a Roma sul futuro di Eaton, i lavoratori della multinazionale scrivono al ministro dello Sviluppo economico sollecitandolo a un intervento per indurre l'azienda a una posizione di maggiore «ragionevolezza». «Egregio signor ministro - scrivono i delegati dei lavoratori - dopo l'incontro di martedì al ministero, dobbiamo rilevare ancora una volta come l'atteggiamento della Eaton non intenda confrontarsi sul merito delle questionie, ma prediliga tenere atteggiamenti impostivi che ben poco sono una disponibilità al dialogo. Dopo il Suo intervento diretto sulla vertenza, credevamo che Eaton avesse percepito l'importanza di dare segnali di impegno concreto in coerenza con gli accordi sottoscritti per il futuro della reindustrializzazione dell'area che per oltre venti anni ha occupato. Purtroppo abbiamo dovuto ancora una volta rilevare che Eaton non considera eticamente utile impegnarsi in una soluzione dignitosa della vertenza generata dalla sua stessa scelta di lasciare il territorio». Eaton, proseguono, si è presentata al tavolo «senza la minima volontà di trattativa, producendo un documento che formalmente rispettava l'impegno richiesto di concedere la Cig in deroga, ma che al contempo era strutturato per imporre una serie di clausole irricevibili per il concreto supporto alla reindustrializzazione oggi possibile a fronte delle valutazioni positive espresse sia livello ministeriale sia a livello regionale». Noi lavoratori, continua la lettera «che per oltre venti anni abbiamo lavorato nello stabilimento raggiungendo livelli produttivi di alta efficienza e qualità, abbiamo giudicato l'atteggiamento dell'azienda irrispettoso nei nostri confronti ma anche nei confronti di chi come Lei, signor ministro, gli ha chiesto coscienza nel merito e non subalternità allo Stato». Per questo, gli operai Eaton chiedono a Romani di ricondurre i toni del confronto «in un ambito di ragionevolezza e rispetto, che non vuole essere un imposizione, ma deve concretamente stabilire i presupposti per una reindustrializzazione possibile, per cui come lavoratori e cittadini italiani ci sentiamo impegnati».
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