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Le suore accusano i coniugi Camparini «L'hanno presa così»
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MASSA. È stata un'udienza strana quella che ha dato il via al processo che vede due genitori alla sbarra con l'accusa di aver rapito la propria figlia. Gli imputati, Massimiliano Camparini e Gilda Fontana, si sono rivisti dopo 120 giorni, uno li ha trascorsi nel carcere di Massa e l'altra in quello di Livorno. È stata la giornata dei testimoni dell'accusa, chiamati dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono. Quattro suore del Cenacolo francescano, il capitano dei carabinieri Saccomanno che ha condotto le indagini e il tutore di Anna Giulia, la piccola sottratta dalla struttura di Marina di Massa. A raccontare cosa è successo quel 16 luglio è stata la responsabile della struttura, suor Maura Mannucci: «Anna Giulia ci è stata affidata dal tribunale dei minori di Bologna nel 2008. Da allora era sotto la nostra sorveglianza». La sorella ha ripercorso attimo per attimo quanto accaduto quel giorno di metà luglio: «Quando è stata rapita dai genitori la bimba si trovava con noi nella nostra casa vacanze di Marina di Massa (la sede del Cenacolo francescano è a Reggio Emilia). Era da poco passato mezzogiorno e stavamo tutti pranzando all'aperto. Oltre a me c'erano altre quattro suore, una nostra amica che era venuta a trovarci e quattro bambini. A un certo punto ho visto la signora Gilda e mi sono chiesta come avesse fatto ad entrare perché nessuno aveva suonato. Ha messo un foglio sulla tavola con una scritta ("Per il bene di tutti è meglio che ci lasciate in pace. Altrimenti sarete voi i responsabili di quanto accadrà"). Io non l'avevo neppure letto quel foglio ma appena ho visto il signor Camparini ho sentito la piccola Anna Giulia piangere e urlare per tre volte no. Mi sono gettata su di lei per proteggerla ma la mamma mi tirava e il padre a quel punto mi ha messo una pistola davanti agli occhi e mi ha imposto di lasciar perdere. Poi ha preso di peso la bimba e l'ha portata via con sé». La responsabile del Cenacolo ha detto di aver visto solo marginalmente la fuga dei tre, ma di aver visto la bambini sempre in braccio al papà. E a conferma ha riconosciuto in una foto le infradito indossate dalla piccola rimaste sotto il tavolo. Segno che non aveva messo i piedini a terra». La teste ha detto di essere sicura che la piccola stesse piangendo quando ha visto i genitori, nonostante il trambusto provocato dal blitz: «Riconoscevo il suo pianto perché ha una tonalità più alta degli altri bimbi». Incalzata dall'avvocato degli imputati ha precisato: «Era accanto a me, non potevo non accorgermene». Suor Mannucci e le sue consorelle poi hanno scoperto da dove erano entrati i Camparini: «Hanno fatto un buco nella rete di recinzione con un paio di forbici e delle cesoie che abbiamo trovato in un secondo tempo». La sua versione è stata confermata dalle altre tre suore, anche se una di loro si è contraddetta un paio di volte. Poi è toccato alla tutrice, l'avvocato Sabrina Tagliati, che ha parlato dei motivi che avevano portato ad allontanare Anna Giulia dai genitori. Infine il capitano Saccomanno ha ripercorso l'indagine, dal rapimento fino all'arresto avvenuto al confine con la Svizzera. La prossima udienza ci sarà il 9 febbraio e a parlare saranno i due genitori.
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