Il presidio
Assindustria: difficilissimo re-industrializzare Eaton pensiamo a uno «spezzatino»
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ANCHE IL GABIBBO: l«inviato» di Striscia oggi alla Eaton E l'associazione replica a muso duro alle accuse di Fim Cisl «Spargere fango non aiuta nessuno, non è vero che siamo assenti»
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MASSA.«Polemizzare sulla vicenda Eaton non aiuta nessuno. In una comunità normale, vicende drammatiche come quella della Eaton, si affrontano cercando di mantenere sangue freddo ed evitando di creare inutili fratture». Così l'Associazione Industriali replica ai sindacati e in particolare a Fim Cisl che accusano l'organizzazione di «assenza» sulla vertenza della multinazionale Usa. «In momenti in cui ci sono, in assoluto, pochissimi progetti che potrebbero ridare speranze ai lavoratori in Cig, nessuno dovrebbe minare la propensione alla cooperazione tra gli attori locali, fattore di primaria importanza dei progetti di reindustrializzazione», aggiunge. Assindustria la mette, in primis, sul piano delle relazioni tra le parti e contrattacca: «Aldilà delle sgradevoli invettive, il sasso lanciato ieri dal segretario Fim Marco Battistini (la Fiom ha precisato che non ha fatto le dichiarazioni pubblicate sulla stampa ed ha preso le distanze dalle accuse di non presenza nei confronti dell'Associazione) ci riporta ad un clima di tutti contro tutti che non aiuta i lavoratori di Eaton e delle altre aziende in crisi e non giova al territorio». Perchè, prosegue, le difficoltà riguardano sì i lavoratori, ma anche molti imprenditori, «spaesati di fronte a quella che è stata definita come la crisi più grave dal 1929»; e riguardano la stessa Associazione Industriali «tutte le volte che è chiamata ad assistere aziende in difficoltà schiacciate dalla globalizzazione». Assindustria dunque respinge le accuse di "disinteresse", rivendica di avere seguito «con la massima attenzione» la vicenda Eaton, così come quelle di tutte le altre aziende alle prese con la crisi dei mercati, «e nella maggioranza dei casi, possiamo assicurare il coordinatore del Pdl Giuseppe Lieti, che le condizioni di questi lavoratori sono decisamente meno favorevoli rispetto a quelle dei dipendenti Eaton». Sui (mancati) progetti di reindustrializzazione, Assindustria dice che né la società di scouting né le organizzazioni sindacali «hanno pensato di coinvolgerci» e che «nessuno ci ha informati sulle criticità del progetto Global Carbon o ci ha chiesto di sollecitare eventuali manifestazioni di interesse ad investire». Indipendentemente da questo, l'Associazione ha fatto qualche sondaggio «ma sono emersi tre ostacoli che, messi insieme, sono sembrati insormontabili: il difficile periodo congiunturale, le dimensioni del progetto (Eaton, con i suoi 300 resta la più grande e più complessa organizzazione privata nel territorio) e la sbandierata chiusura verso un pacchetto di progetti più articolati, anche senza scendere necessariamente al famigerato "spezzatino"». Infine Associazione puntualizza: «Non solo l'associazione non è "governata dai baroni del marmo" (il peso dei rappresentanti del settore nel consiglio è il più basso dal dopoguerra ad oggi) ma si è sempre attenuta al principio che i diversi soggetti locali, se davvero perseguono il bene collettivo, devono affrontare i problemi attraverso il dialogo e il rispetto. Invece c'è chi, in mancanza di argomenti, usa le colonne dei giornali solo per spargere fango e seminare vento».
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