Il Tirreno

Padre disperato inizia lo sciopero della fame

Il tribunale dei minori di Genova
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Il tribunale dei minori di Genova

«Non posso vedere i miei figli, non ho lavoro, non so più cosa fare»

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 CARRARA. «Inizio lo sciopero della fame perché sono alla disperazione, non vedo alcuna via di uscita alla mia situazione drammatica di padre che non solo non riesce a vedere i suoi due figli, ma ho la netta sensazione che mi vogliano a forza escludere dalla loro vita».  È scosso, sotto choc, in evidente stato di difficoltà, un genitore carrarese di 40 anni.  Non ne riportiamo l'identità - anche se lui ha insistito per farlo - per motivi di riservatezza e tutela dei minori. Ma la sua vicenda è ben conosciuta ai servizi sociali e alla politica. Quello che lancia è l'sos di un padre disperato.  Una vicenda molto complicata la sua.  Proviamo a mettere ordine.  Dalla prima compagna, il giovane padre carrarese - laureato con un curriculum brillante, ma disoccupato da tempo - ha un bambino che ora ha otto anni.  I rapporti - racconta, con un filo di voce - diventano difficili quasi subito dopo la nascita del piccolo: secondo la versione del genitore, a causa di una «difficoltà ad elaborare il parto» da parte della compagna, unita a una «difficoltà ad accettare il mio ruolo di padre». «Per il bene di tutti - continua - per alcuni anni ho retto, anche se di fatto ero ridotto a essere il "babysitter" di mio figlio». Una condizione esasperata dal fatto di non avere un lavoro fisso. «O forse anche per le mie convinzioni: sono pacifista e animalista, ma molti non lo accettano».  Come sempre, in queste delicate controversie familiari, non può essere certo un cronista a fare i distinguo su ragioni e torti. Il dato di fatto è che il rapporto con la prima compagna si incrina, si arriva a una serie di accuse di incrociate, e oggi il dispositivo del tribunale dei minori dice che questo padre carrarese può vedere il primo figlio un'ora alla settimana, sotto la supervisione della madre. La prima richiesta è quindi di poterlo vedere più spesso «anche perché mi riconoscono l'affido condiviso e la patria potestà da una parte, e poi dall'altra lo vedo così poco, praticamente niente».  Ma le cose vanno anche peggio con la figlia di tre anni, avuta da un'altra compagna: «Non la vedo da un mese e mezzo. Non so come fare, non so dove trovare la bambina. Da quando ho "postato" su facebook, sul mio profilo, alcune affermazioni riportatemi dalla madre stessa della bambina, e che non sono state accettate una volta viste nero su bianco, in pratica mi è impedito di vederla».  Sono quindi due le separazioni alle spalle, entrambe dovute - questa la sua spiegazione - «perché ero prima precario, poi disoccupato e in balìa dei servizi sociali, che hanno sempre relazionato in un'ottica madre-centrica, dando ascolto a quello che dicevano le madri contro di me».  Ripetiamo, impossibile - soprattutto sulla base del racconto solo di una parte - di dare conto compiutamente dello stato delle cose. A margine delle difficoltà di relazione di questo carrarese con le madri dei duoi due figli, anche uno strascico in tribnunale. Prossimamente ci sarà un processo in cui è imputato di percosse dalla madre del primo bambino, «Ma in reltà le botte le ho prese io, che sono pacifista e non reagisco», sostiene.  «Una situazione devastante, siccome sono disoccupato mi hanno sempre bastonato», aggiunge.  Ora, l'estrema mossa dello sciopero della fame, che ha iniziato ieri. «Chiedo innanzitutto giustizia - conclude - quindi di poter vedere i figli, come tutti i genitori. E chiedo che qualcuno mi aiuti per avere un lavoro: ho voglia di fare. E sopratutto, vorrei che le soluzioni fossero fuori dalla logica dell'emergenza: una soluzione definitiva, prefissata, stabilita. Non posso più reggere altre incertezze, altri traumi». M.B.

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