Gaia in affanno coi fornitori
Cinzia Carpita
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Paolo Peruzzi direttore di Gaia, Gian Maria Nardi e lo sportello della società dellacqua in città Il direttore Peruzzi: abbiamo bisogno di un socio privato
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CARRARA. I vertici di Gaia non vedono l'ora che entri un privato per condividere con la parte pubblica, cioè i Comuni, la gestione del servizio idrico per venti anni. Anche perché le banche con cui la società aveva discusso un percorso per il cosiddetto "finanziamento strutturato", (per il riequilibrio finanziario, mentre il bilancio è in utile) attendono ora la gara, prima di proseguire l'iter. Per il privato che entrerà in Gaia, è prevista rispetto al capitale che immetterà, una remunerazione annuale di circa il 7% escluse le imposte. Quindi, secondo Gaia, un buon investimento. Lo ha spiegato ieri alla commissione comunale bilancio, il direttore di Gaia, dottor Paolo Peruzzi, presente anche il vice presidente Gian Maria Nardi. «Ora - ha detto il direttore - stiamo lavorando solo per preparare la gara che ci consentirà di aumentare il capitale, di saldare i conti con fornitori, e in parte di pagare le banche». E il piano strutturato consentirà anche la ripresa degli investimenti. La situazione di Gaia. Nel febbraio 2009 è stato elaborato un piano per superare le difficoltà crescenti, una misura per il riequilibrio, che ha previsto: aumento di capitale sociale a 18 milioni di euro (oggi ne sono stati versati 16 dai Comuni) recupero conguagli, saldo degli arretrati dovuti ai fornitori, pagamento delle rate arretrate ai Comuni e altre operazioni. A oggi, ha detto Peruzzi, ci sono stati risultati positivi sul piano finanziario e organizzativo: in un anno, dall'avvio del processo per il riequilibrio finanziario, Gaia ha recuperato morosità per 4,5 milioni di euro, ha pagato i fornitori (per ora solo il 40%) per 13,7 milioni; 4,4 milioni di rimborsi alle banche; riduzione dei costi per 1,9 milioni. Sono alcuni dei numeri che, secondo il direttore di Gaia, rispecchiano oggi un positivo conto economico della società che gestisce l'acquedotto. Un bilancio in utile, ma il problema è portare a termine il piano per l'equilibrio della struttra finanziaria, a fronte di investimenti finanziati in 5 anni, per 65 milioni di euro; e pagamenti in arretrato. Il giro di boa nel 2009. Nel dicembre 2009 il parlamento modifica la legge sui servizi pubblici, "sfuma" il finanzimamento strutturato, al quale Gaia stava lavorando con le banche (che ora vogliono "vedere" il socio privato). Infatti Gaia dovrà passare da società in house (totalmente pubblica) a società mista con l'ingresso di un socio privato almeno al 40% (come deciso l'assemblea, con l'ok dell'Ato che aveva ipotizzato un azzeramento e un affidamento ex novo). La gestione miste deve nascere entro il 31 dicembre 2011. Quindi alla fine del 2009 Gaia si trovò in una momento drastico. Le banche dissero: aspettiamo il privato, poi si va avanti con il piano finanziario strutturato. E i vertici di Gaia si sono allora concentrati sulla gara. Peruzzi, ha spiegato a chiare lettere, che ci vuole l'ingresso di un privato che porti almeno 25 milioni di euro che consentirebbero l'aumento di capitale, la ripresa degli investimenti previsti dal Piano d'Ambito, e con il riequilibrio finanziario, anche la ripresa dei rimborsi ai Comuni (legati a mutui). Insomma l'ingranaggio sarà oliato. E in particolare sarà possibile il saldo degli arretrati ai fornitori, i quali - ha detto Peruzzi - attendono i pagamenti di Gaia anche da 24-30 mesi. Pagamenti che erano stati rinviati e che, con le prospettive che la società ha ora di fronte, potranno essere fatti ripartire con un accordo con le banche per finanziamenti a breve, destinati a coprire i debiti con i fornitori sotto i 50mila euro. Inoltre saranno selezionati gli istituti bancari per il finanziamento strutturato. Il 2011 sarà un anno denso. Ricapitolando: in attesa del finanziamento strutturato, c'è stato un aumento di capitale, e la prossima mossa sarà la gara. Gli uffici la stanno predisponendo, e si prevede anche la scelta di un advisor, cioè un consulente autorevole (visto che Gaia non è fuori dalla crisi). «Noi siamo per vendere il 49%», ha detto Peruzzi, ritenendo che anziché il 40%, una quota vicina alla metà sia più appetibile per il privato. Conserva, presidente della commissione bilancio, ha chiesto se i 25 milioni auspicati rappresentino il 49% dell'ipotetico valore di Gaia: Peruzzi ha risposto che Gaia prevede di mettere sul mercato una società con buone prospettive «per cui stimiamo un sovrapprezzo». Il costo del personale. Quando è nata Gaia l'azienda aveva 410 lavoratori, 10 contratti interinali non sono stati rinnovati, ora ci sono 400 unità. Gaia ha anche dato un taglio alle esternalizzazioni di servizi: ad esempio ci sono 11 sqadre che effettuano direttamente gli allacciamenti. Ma il costo del personale è aumentato - ha puntualizzato Peruzzi - non tanto per i premi di produzione, quanto per il rinnovo contrattuale.
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