Il Tirreno

«Voglio uccidermi», ma i carabinieri le salvano la vita

Una pattuglia dei carabinieri ha salvato la vita a una quarantenne
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Una pattuglia dei carabinieri ha salvato la vita a una quarantenne

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MASSA. Aveva paura di essere giudicata dall'anziana madre e dalla sorella per quel fidanzato che aveva qualche problema con la giustizia. La donna, una massese quarantenne, l'altro pomeriggio, esasperata dalle critiche, ha prima scritto una lettera dove spiegava i motivi del suo gesto, poi ha ingerito dei farmaci per chiudere gli occhi per sempre. Ma prima di lasciarsi andare ha fatto una cosa, inconsciamente, per darsi un'altra possibilità: ha chiamato i carabinieri dicendo che voleva farla finita. Il militare al centralino ha identificato il luogo della chiamata e ha dato l'allarme. Erano passate le 16 da pochi minuti martedì pomeriggio quando al centralino del 112 è arrivata una chiamata. La voce all'altro capo del telefono era rotta dall'emozione: «Ho ingerito dei farmaci per togliermi la vita, non ce la faccio più perché mia madre e mia sorella mi impediscono di vivere una storia d'amore con il mio uomo. Ho quaranta anni e nessuno mi può dire cosa devo fare, non ce la faccio più». Il brigadiere ha tentato di stabilire un dialogo con la donna ma, al primo tentativo, non c'è riuscito perché lei ha interrotto la comunicazione.  Per fortuna il nuovo 112, diventato da luglio il numero unico d'emergenza, permette di identificare e memorizzare il numero di chi chiama e di individuare la zona dove si trova l'interlocutore. Così il carabiniere mentre dava l'allarme e indirizzava una pattuglia e un'ambulanza del 118 a Forno ricontattava la quarantenne: «Signora, siamo i carabinieri». È bastata quella voce per far nascere una conversazione che aveva come scopo far arrivare l'ambulanza e la pattuglia in tempo utile per strappare la quarantenne alla morte.  Il brigadiere in questo è stato davvero bravo, ha lasciato sfogare la donna: le ha fatto raccontare la sua storia, le ha fatto i complimenti quando lei ha detto che si occupa della madre 24 ore al giorno. E più lei parlava, più la pattuglia e l'ambulanza si avvicinavano. Quando medico e militari sono entrati nell'abitazione dell'aspirante suicida l'hanno trovata ancora al telefono, ma mezzo assopita e sdraiata sul letto. Accanto una lettera dove spiegava i motivi del suo gesto: «Non ce la faccio più, preferisco dirvi addio che continuare a combattere. Voi non avete capito il vero animo di (omettiamo il nome dell'uomo), lui è un buono e mi vuole davvero bene». Il dottore le ha chiesto se aveva ingerito farmaci e lei ha fatto di sì con la testa: un flacone vuoto confermava che aveva detto la verità. Ma nessuno poteva stabilire quante compresse avesse mandato giù. Corsa al pronto soccorso a sirene spiegate e lavanda gastrica. Le hanno salvato la vita, insomma.  La quarantenne però è stata ricoverata all'ospedale per curarle la forte depressione. La mamma e la sorella, quando hanno saputo quello che era successo, sono rimaste di sasso. Non pensavano mai potesse arrivare a tanto per quel suo fidanzato.

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