Momenti di paura. Vuole che il Comune non sfratti lazienda e conceda più tempo per il trasferimento
Sale su un silos e minaccia di gettarsi
Chiara Sillicani
Protesta di un operaio Fermet: polizia e titolare lo convincono a scendere
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MASSA. A trenta metri da terra, su un silos, per salvare il proprio posto di lavoro. Renzo Puntelli, carrarese, il dramma della disoccupazione lo conosce bene. Troppo bene per accettare di ritrovarsi ancora una volta senza busta paga. A cinquant'anni, con una famiglia sulle spalle e un mutuo da pagare. Dopo 30 anni alla Italcementi e uno di mobilità, pensava che Fermet fosse il suo futuro, che lì sarebbe rimasto fino alla pensione. E, di fronte al rischio di restare a casa, ha scelto una forma di protesta forte. Rabbia e preoccupazione si trasformano in un gesto disperato: Renzo Puntelli sale su un silos all'ex Italcementi dove la Fermet si sta trasferendo. Un passo dopo l'altro, lungo la scaletta, fino a trenta metri. Poi la richiesta: fatemi incontrare il sindaco, altrimenti mi getto nel vuoto. E la scelta di voler parlare con Roberto Pucci non è casuale. Perché il rischio mobilità alla Fermet c'è e lo ha annunciato il titolare, Alberto Ricciardi. Che, insieme alle maestranze, ha dichiarato lo stato di agitazione. L'azienda ha acquistato l'area dell'ex cementeria, 110mila metri quadrati, e là trasferirà la produzione. Ma ha bisogno di tempo. Il Comune, invece, ha chiesto di lasciare l'area che occupa attualmente e in cui deve sorgere il sottopasso ferroviario del Casellotto. La proprietà ha fatto sapere che se non le sarà concessa una proroga, si vedrà costretta «ad una drastica riduzione delle 60 maestranze». Così Renzo Puntelli scopre di rischiare di nuovo il posto di lavoro e sale sul silos. Sta lavorando nell'area Italcementi, con alcuni colleghi. È montato alle 8, a mezzogiorno una pausa per pranzare. E quando torna al lavoro, poco dopo l'una, è agitato. «Era sconvolto - confida il collega Romeo Tonazzini - era deciso a salire sul silos». Da tempo gli operai pensano ad una forma di protesta organizzata, ma lui non ce la fa ad aspettare. I colleghi non riescono a fermalo e, spaventati, chiamano le forze dell'ordine. Lui non scende: vuole incontrare Pucci, vuole essere certo che conceda la proroga. Ma il sindaco è fuori città. Sul silos sale Giuseppe Mariani, dirigente del commissariato di Carrara, parla a lungo, gli promette quello che chiede: «Convocheremo la stampa e lei potrà raccontare ciò che vuole». A rasserenare gli animi arriva anche la telefonata di Alberto Ricciardi, titolare dell'azienda, a Torino per motivi di lavoro: chiede all'operaio di scendere e di calmarsi. E Renzo Puntelli raggiunge la scala. «Non avrei mai pensato di fare una cosa del genere - ammette una volta toccata terra - è stato un raptus. Nel 2008 ho perso il lavoro alla Italcementi, dopo 30 anni, sono rimasto in mobilità. Poi, 9 mesi fa, è arrivata la Fermet. Adesso, a 5 anni dalla pensione, ancora il rischio della mobilità. Chiedo che il Comune conceda una proroga, non accetto di sentir dire: "La proprietà si rivolga a Berlusconi" (Ricciardi è esponente del Pdl ndr), il lavoro è lavoro e a me nessuno ha chiesto come voto. Qui c'è in gioco il futuro di 60 operai». Nella sala riunioni con Renzo Puntelli ci sono i colleghi. Romeo Tonazzini gli sta vicino: «Non sei solo. «La prossima volta ci muoviamo tutti insieme».
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