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«Il depuratore non è da rifare»
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Lucio Gigli e il depuratore Il perito che ci ha lavorato 25 anni: serve una gestione corretta
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CARRARA. «Attenzione prima di rottamare l'impianto di depurazione della Fossa Maestra...»: a sottolinearlo, in un articolato intervento, è Lucio Gigli, perito chimico ma anche appassionato di musica (ha un blog, luciog.wordpress.com) e costruttore di strumenti musicali. Perito chimico, per 25 anni ha lavorato negli impianti di depurazione carraresi. Commenta: «Tonarelli e i residenti di via Bassagrande, da buoni italiani esigono sì servizi ma non le strutture, che logicamente dovrebbero stare sempre nell'orto del vicino accanto. Però visto che l'impianto esisteva già, prima che molti di loro costruissero case lì intorno, secondo me dovrebbero porsi una semplice domanda, prima di farsi idee strane sul futuro dell'impianto. Ma possibile che in 25 anni quest'impianto non ha mai dato nessun problema e adesso da un po' di tempo a questa parte è un continuo disagio?». E aggiunge: «Adesso che è arrivata Gaia, con i suoi potenti mezzi e tutto doveva migliorare, invece l'impianto all'improvviso è diventato vecchio, non può più garantire il servizio, sono passati soltanto due anni e quel fiore all'occhiello che tutti ci invidiavano, sta diventando come le Quercie, il Lavello, l'ex Cersam, ma cosa è successo: è il buco nell'ozono?». E prosegue: «Ma se tutto il problema stà in un camioncino ermetico per i fanghi, facciamo una colletta e si compra questo benedetto camioncino identico a quello che aveva Amia, dove sta il problema?». Lucio Gigli, come ex tecnico si sento offeso da queste dichiarazioni. «Il problema è un'altro: queste vasche che viste da fuori, sembrano soltanto vasche di cemento piene di m...a (ho puntato il termine per educazione anche se in città è l'evento cult del momento), in realtà nascondono al loro interno un mondo aerobico, molto complesso, che vive, respira, si riproduce e secondo la mia esperienza anche molto difficile da gestire, tra potenziali redox, respirazione endogena, Ph, ciclo dell'azoto, ossigeno, e decine di altri parametri da controllare non rimane spazio per l'improvvisazione, occorre preparazione e dedizione. I nostri amministratori questo dovrebbero capire, e con quello che guadagnano è il minimo che gli si possa chiedere, io non so se su questi impianti esista sempre la figura del chimico, ma da come vanno le cose credo proprio di no». E ricorda: «Il Fossa Maestra era l'unico impianto con un laboratorio chimico attivo, e particolare attenzione veniva riservata all'esame della microfauna, le analisi, quelle di processo intendo, specialmente nel periodo estivo, venivano eseguite con cadenza oraria, feste comandate comprese, anche questo difficile da capire, per gli amministratori, ma un'impianto di depurazione, ubicato in mezzo alle case a poche centinaia di metri dal mare, ha esigenze ben diverse da un normale ufficio pubblico. Quest'impianto, come gli altri, ha bisogno di una gestione corretta, il Fossa Maestra è sì datato ma può dare ancora grandissime soddisfazioni, parola di uno che ha dedicato una vita allo studio dei processi a fanghi attivi. E prima di parlare di ampliamenti, demolizioni, ristrutturazioni, capisco che siano operazioni più appetibili, ma è un dovere per tutti far funzionare prima quello che c'è». M.B.
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