Meteo
Il fronte del no. Operatori turistici e ambientalisti inviano allAutorità portuale le loro osservazioni sul progetto
«No al porto turistico sui nostri terreni»
Chiara Sillicani
I balneari di Partaccia: la concessione chiesta da Acquamarcia include proprietà private
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Che a qualcuno il progetto di porto turistico targato Acqua Marcia (leggi: Caltagirone) non piaccia è cosa nota. Ora, però, alle polemiche si affiancano le osservazioni. Concrete e tecniche. Firmate da molti operatori turistici, dalla sezione carrarese di Legambiente e da alcuni comitati. E consegnate all'autorità Portuale. Non un "no" secco a quello che diventerà il litorale al sorgere del porto, ma una notazione puntuale che riguarda, nello specifico, la domanda di concessione demaniale inoltrata dalla "Porto turistico di Massa e Carrara srl" (gruppo Acqua Marcia) al Comune di Massa e alla Port Authority. Aldilà dei tecnicismi, la relazione, stesa da due geometri, è chiara: nel tratto di litorale per cui è richiesta la concessione ci sono terreni di privati. Con tanto di nome e cognome dei legittimi proprietari. Spiaggia, ma non del demanio. «Ma come è possibile?» potrebbe obiettare qualcuno. E in effetti, la domanda è lecita: si tratta di spiaggia. E il proprietario del litorale è lo Stato che non a caso chiede canoni a chi quella striscia di terra la occupa o la utilizza. Ci sono però delle eccezioni, rarissime a dire il vero. E Partaccia è una di queste. Perché in quella zona correva una strada e i terreni per decenni sono appartenuti al Monte dei Paschi di Siena. Poi sono subentrati i privati che hanno rilevato l'area. E - ultimo passaggio - i balneari hanno comprato porzioni di arenile. Quelle verso monte, dove hanno realizzato le loro strutture. E, per mettere in chiaro le cose, hanno definito negli anni' 80 un accordo proprio con l'agenzia del demanio. Nella striscia chiesta in concessione ci sono terreni dei balneari? E, secondo quanto riferiscono i geometri nella loro relazione, nel tratto di costa massese chiesto in concessione dalla Porto Turistico srl, circa 500 metri, ci sarebbero terreni privati. Tratti di arenile di proprietà di singoli. E, a conferma della cosa, i tecnici citano fogli, mappali. Insomma, le "coordinate" catastali che dovrebbero dimostrare quanto sostengono. Se così fosse, la questione si complicherebbe non poco perché per realizzare le opere previste in quella fascia servirebbe il placet (la volontà a vendere) dei privati, alcuni dei quali si sono però dimostrati più volte accesi oppositori del porto turistico. Oppure, per quel tratto di litorale, il progetto dovrebbe essere ridefinito. Insomma, questione complessa a cui i geometri aggiungono anche il fatto che in quella zona ci siano concessioni demaniali rinnovate da decenni, diritti in qualche modo acquisiti da anni. Osservazioni e documentazioni tecniche. Ma accanto a quel dato rilevante - una novità nell'intricato capitolo porto - le osservazioni comprendono la relazione stesa da Riccardo Caniparoli, geologo e docente di valutazione di impatto ambientale. Nome noto e persona più volte impegnata a dimostrare che il porto avrà esiti - non positivi - sulle dinamiche morfologiche costiere e sull'assetto idrogeologico. Concetti che vengono ribaditi nelle relazioni. Operatori e comitati hanno sostenuto le loro tesi più volte, adesso, però, hanno deciso di trovare una formula, per così dire, ufficiale. E hanno, quindi, inviato le loro osservazioni all'autorità portuale, come prevede la procedura. Ribadiscono con forza concetti già espressi, suffragandoli - questo il loro scopo - con dati e documentazione tecnica. In particolare - così emerge dalla relazione del geologo - si sottolinea il «rischio idraulico ed idrogeologico per i territori di Nazzano, Avenza, Marina di Carrara e Partaccia». Non solo, si ribadisce che l'infrastruttura «accentuerà e amplificherà l'erosione costiera». E, infine, il tecnico spiega che «non sarà possibile utilizzare le sabbie derivanti dal dragaggio delle nuove aree portuali per il ripascimento delle spiagge perché il materiale, dragato in area Sin, è classificato rifiuto».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
