Il Tirreno

Stadio, dai vigili del fuoco no all'agibilità

Sopra: una veduta dello stadio Oliveti a destra: Loredana Silicani
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Sopra: una veduta dello stadio Oliveti a destra: Loredana Silicani

Serve un nuovo progetto: le squadre in Eccellenza possono comunque giocare

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 MASSA. È una lunga storia quella dello stadio di Massa. Una storia fatta di tappe, di stop prolungati, di retromarce.  Si riparte con il progetto. Finalmente la notizia positiva sembrava arrivata: il placet del Coni c'era. Insomma, il comitato olimpico aveva riconosciuto che le cose sono in regola. Con una conseguenza immediata: stadio agibile anche per le squadre in categorie superiore all'eccellenza. Poi, appunto, un nuovo stop: perché se il Coni dice "sì", il "no" secco arriva dai vigili del fuoco. Si azzera tutto e si ricomincia: serve un progetto complessivo che evidenzi tutti gli interventi da fare. E quell'atto - una volta definito - dovrà ripercorrere il lungo iter fino ad arrivare nuovamente a Roma, nelle stanze del comitato olimpico.  Il giallo del parere. Così le cose si complicano. A sollevare il problema, qualche mese fa, era stata la commissione sport, presieduta dalla consigliera Loredana Silicani che aveva anche avanzato la possibilità di richiedere una commissione di inchiesta.  Se l'inchiesta non c'è, è vero che la commissione sport non si è data per vinta e ha chiesto al segretario generale una relazione dettagliata che individui le responsabilità. E quella relazione c'è, anche se rimane top secret.  «Una cosa è certa - esemplifica Silicani - lo stadio è come la tela di Penelope: la mattina si fa e la sera si disfa». E l'errore di fondo sta a monte: fin dall'inizio dei lavori non sarebbe stato richiesto il parere al Coni. E proprio per questo adesso la notizia del suo "sì" sembrava un risultato raggiunto.  Manca un progetto complessivo. Ma il succo della vicenda è uno, almeno agli occhi dei vigili del fuoco che devono accertare l'agibilità: manca - detto in soldoni - un progetto complessivo degli interventi. Certo, sono stati definiti tre stralci per oltre due milioni di euro. Insomma, i lavori sarebbero stati fatti in tre lotti - definiamoli così - distinti l'uno dall'altro. Ma - questo il problema - preliminarmente non sarebbe mai stato approvato un progetto globale. Così ogni volta veniva chiesto parere formale al Coni e ai vigili su una parte (un lotto degli interventi) e non sul progetto complessivo.  Questioni tecniche complesse cui si aggiunge il problema di uno scivolo troppo ripido perché i disabili possano godersi una partita allo stadio. Rimane un fatto: che oltre due milioni di euro sono stati spesi, che oltre un milione servirebbe per concludere definitivamente - è proprio il caso di dirlo - la partita. E che ad oggi la "fortuna" - ironia della sorta - di questa città è che la sua squadra militi in eccellenza.  Altrimenti in quello stadio non potrebbe giocare. E adesso il match si riapre con la ridefinizione del progetto, la presentazione sia ai tecnici dei vigili del fuoco, sia a quelli del comitato olimpico, con la speranza che a vincere siano i cittadini e gli sportivi. C.S.

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