La festa della 28 Aprile. La maggioranza si dice unita («Siamo noi il nuovo Ulivo») e progetta il futuro
Pucci: quasi quasi mi ricandido
Claudio Figaia
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28 APRILE. Il sindaco festeggia la vittoria elettorale del 2008. Sotto: Carlo Paolini, segretario Sel E Paolini rilancia: anzi, eleggiamolo in Parlamento, è lui il centrosinistra apuano
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MASSA. "La maggioranza? Sta bene, grazie. Ed è pronta ad affrontare compatta e serena la seconda parte della legislatura". Dal dibattito alla festa della 28 Aprile le diverse anime della coalizione Pucci mettono da parte ogni malumore e insofferenza e confermano fiducia piena all'amministrazione. Ma dalla serata viene fuori anche altro. Come la ricandidatura a sindaco di Roberto Pucci nel 2013. Per l'ingegnere-primo cittadino sarebbe il quarto mandato. Altro che volti nuovi, potrebbe dire qualcuno. Ma, a metà legislatura, la prospettiva più concreta pare proprio questa. Il composito popolo arancione - la coalizione di maggioranza vede assieme ex democristiani dell'Udc e sinistra radicale di Rifondazione comunista, Verdi e "pezzi" appartenenti alla storia del Pds-Ds-Pd - ci crede. E lui, il primo cittadino in carica, non dice no. «Mai dire mai, in politica. Fare il sindaco è faticoso e io vorrei rinunciare al sacrificio di altri cinque anni alla guida della città. Per questo mi auguro che la situazione politica si evolva in modo positivo. Conto, cioè, che da qui alla scadenza del mio mandato si possa comporre un quadro di centrosinistra allargato. Allargato intendo, è ovvio, al Partito democratico. Se così sarà, ci sarà qualcun'altro a candidarsi a sindaco». Ma l'evoluzione politica cittadina, riconosce lo stesso Pucci, «sta procedendo con eccessiva lentezza. Dal Pd ci sono alcuni segnali di apertura. Pochi e isolati, però. I Democratici massesi restano, almeno questa è la linea delle segreterie, in una posizione di pura opposizione, chiusi al dialogo». Dunque, se non ci saranno aperture e ri-conginugimenti, ragiona ancora il sindaco, la coalizione degli arancioni è pronta a proseguire la sua azione amministratrice. Ripresentandosi, nel 2013, agli elettori con un suo programma e un suo candidato. Che è "naturalmente" Roberto Pucci. «Se ci fosse il rischio di perdere la città - il primo cittadino la mette in questi termini - e se la ricomposizione con il Pd non ci sarà, allora potrei essere disponibile a un altro mandato». Con la stessa coalizione «plurale» attuale? «Certo, perché la nostra non è un'accozzaglia di partiti e persone diverse. È una coalizione salda e coesa. Di più: è l'anticipazione del Nuovo Ulivo che vuole Bersani. Soltanto qui a Massa si pensa che questa maggioranza non comprenda il Pd. Noi siamo una parte importante dei Democratici, il fatto che alla nostra festa abbia partecipato la presidente nazionale del Pd Rosy Bindi dovrebbe dire qualcosa...». Il futuro di Pucci potrebbe, però, essere del tutto diverso. Che ne dite di una candidatura al Parlamento? Nel dibattito della sera scorsa si è parlato anche di questo. La proposta - forse da iscrivere nel capitolo "boutade del dibattito politico estivo", ma forse meno estemporanea di quanto possa sembrare - arriva da Carlo Paolini, coordinatore di Sinistra Ecologia e Libertà. Ragiona Paolini: «Se si va, come probabile, alle elezioni politiche anticipate e dato che questo territorio non può essere rappresentato da Rigoni e Evangelisti, bisogna dare una rapprsentanza diversa alla provincia. E Roberto Pucci è la figura che può incarnare l'intero centrosinistra apuano». Corollari inevitabili di questa ipotesi sono lo scioglimento del consiglio comunale ed elezioni anticipate anche in città. Senza contare lo scatenamento della corsa alla successione in casa arancione, con la vicesindaco Martina Nardi e gli assessori Alessandro Volpi e Fabrizio Brizzi a giocarsi la candidatura. Ma per Paolini la partita si può giocare. «Chiaro - aggiunge - che questa proposta mira anche a mettere in gioco la leadership di Rigoni sul partito apuano. Facciamo le primarie tra Pucci e Rigoni e vediamo che succede...». Il sindaco non sembra entusiasmarsi all'idea: «Anch'io credo che Berlusconi lascerà prima del 2013, ma intendo concludere la legislatura e non vedo all'orizzonte alcun segnale di crisi della nostra maggioranza. Ripeto: se le condizioni politiche locali cambiassero radicalmente, se ci fosse accordo sul mio nome, se ne potrebbe ragionare. Non credo però che ciò accadrà, la cosa non è all'ordine del giorno».
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