Quando il bus viaggiava col motore di un sommergibile
Cinzia Carpita
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AVENZA. La protezione civile che con alcune strutture si insedierà nell'ex officina del Cat ad Avenza, conviverà con un motore da sommergibile, del 1912, che con un suo gemello alle cave del Sagro forma l'unica coppia rimasta in Italia di questo tipo che fu prodotto dalla società "Franco Tosi" La «Franco Tosi" vorrebbe mettere questi pezzi rari nel proprio museo. Ma c'è chi, ad Avenza, vorrebbe invece che questo motore che alimentò i tram e poi la filovia, fosse valorizzato localmente, come patrimonio storico della città. Fra i sostenitori di questo "salvataggio" ci sono l'ex capo officina della storica tranvia, Livio Mannucci, oggi 78enne, e la figlia Laura presidente dell'associazione culturale Esedra. Nell'ex afficina del Cat, in via Giovan Pietro, sono in corso i lavori di sistemazione per accogliere alcune associazioni di volontariato che operano per la protezione civile: la Vab, il Consolato del mare, e il soccorso alpino Sast. E nel vecchio capannone, c'è quel motore grande 15 metri per 3, «con sei cilindri, che dentro ci stava un uomo in piedi», racconta Livio Mannucci. «La società "Franco Tosi" faceva motori per sommergibili, a basso numero di giri, a nafta, gasolio e oli pesanti. Uno fu ordinato per la tranvia, e un altro uguale fu messo per la propulsione della teleferica del Balzone ai piedi del Sagro per portare i blocchi di marmo dal monte fin giù a Monzone. Il tipo di motore, da 300 cavalli, fu fatto montare dalla Tranvia come ausilio, in caso di avaria delle linee elettriche che hanno alimentato prima i tram e poi i filobus. Però il motore - spiga Mannucci - non ce la faceva ad alimentare contemporaneamente tutti i tram in servizio, ma solo una parte: garantiva così almeno un minimo di servizio». Livio Mannucci era un ragazzo, quando entrò nel 1955 nell'azienda dei trasporti. «E ho vissuto le varie sigle aziendali fino al Cat. Ero capo officina nella sala macchine, avevo la scrivania a tre metri da quel motore, e così, dopo 36 anni di attività, sono diventato sordo». Il motore da sommergibile è difficilmente spostabile da dove si trova: venne ancorato nel sottosuolo con un basamento in calcestruzzo, racconta Mannucci. «Potrebbe ancora essere fatto funzionare (credo di essere rimasto uno dei pochi che ci riuscirebbe), anche se l'alluvione di qualche anno fa l'ha un po' danneggiato». Anni fa si costituì anche un comitato per valorizzare il manufatto a fini museali. Mannucci avrebbe voluto che venisse donato all'istituto per le attività marinare. Ma non fu possibile. La figlia Laura non demorde: «Mi sono battuta per questo motore, un po' per ragioni romantiche, visto che lo faveca funzinare mio padre; ma anche perché fa parte della storia locale. La "Franco Tosi" in passato inviò un ingegnere per vedere se era possibile rimetterlo in sesto, ma c'erano costi da affrontare. E' pure un esempio di ricercatezza architettonica, alcune parti attorno al motore sono in stile Liberty». Anche se non finirà in un museo, forse quel pezzo da sommergibile, che fece funzionare tram e filobus ad Avenza, potrà essere ugualmente riscoperto dalla popolazione, grazie al fatto che nell'ex officina si insedierà una parte della protezione civile. Con soddisfazione di Livio Mannucci, che da quando è in pensione, passa il tempo ad aggiustare televisori e ad allevare canarini.
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