Il Tirreno

Biennale e dintorni

Francesca Nicoli: l'avanguardia non può passare in retrovia

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 CARRARA. «Una mostra - per definizione - è esposta, cioè si consegna bene o male al giudizio altrui, e al contrario di disturbare o non essere ben accetta, la reazione, la formazione di un'opinione da parte del pubblico, è il migliore risultato che ci si possa aspettare. L'arte finisce con l'istillare il germe della critica, e sobillare perché no anche lo sdegno: si tratta di andare a scardinare gli equilibri prestabiliti, o per lo meno aprire crepe e incrinature nelle facili certezze del conformismo mentale». È uno dei passaggi di un articolato intervento di Francesca Nicoli, manager degli storici studi d'arte, su Biennale e dintorni, anche a seguito della visita di Vittorio Sgarbi.  Secondo la Nicoli, è «Intelligente l'idea del curatore di sottoporre un po' a tutti il quesito, tutto carrarino, sulla natura e il destino del monumento. Ecco dunque da febbraio ad aprile sbarcare a Carrara artisti dagli ottimi curricula, sono partite le lezioni nelle scuole di istruzione di vario grado, e conferenze o lezioni cattedratiche per tutti gli interessati. L'intento essendo quello di avvicinare la gente all'arte contemporanea. Ora, l'arte contemporanea difficilmente è popolare, e questo lo sanno tutti, dal sindaco in giù. Perciò la grande macchina organizzativa e il gran dispendio di energie messi in campo nei mesi passati meritano da sole il plauso generale: un compito educativo e didattico rivolto alle masse senza nessun precedente, a Carrara».  La manager aggiunge che «il fatto di avere avvicinato al marmo così tanti artisti che difficilmente nei loro diversi percorsi avrebbero avuto modo d'incrociarlo, è la nostra vera vittoria, bene o male si vogliano poi giudicare le singole opere».  E poi si chiede: Che senso dare alle provocazioni? La principale ovviamente il progetto di Shit, insomma, la maxi-cacca. La Nicoli ricorda che Paul McCarthy «Opera quasi sempre con sarcasmo contro la società americana, nelle sue opere video e di body art spalma un po' dappertutto majonese, ketch-up e sciroppo di cioccolato senza intenti tragici o taumaturgici: non c'è mai sangue, ma ketch-up, come a Hollywood e nei suoi film commerciali di serie zeta. È anche un'istallazione che distribuisce il proprio senso all'ambiente: secondo l'artista banche, alta finanza, bolle speculative e crisi economica, tutto è partito dagli Usa dell'era Bush. Infine, la forma è interessante dal punto di vista scultoreo, a prescindere dal fatto che l'artista italiano Manzoni ne iscatolasse una, con ben altri fini, molto prima dell'americano. Per concludere sulla volontà spesso provocatoria di molte opere, è come se chiedessimo all'avanguardia di passare nelle retrovie, giocare in difesa, optare per e difendere la conservazione».

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