Il Tirreno

Gaia già al tramonto, arrivano i privati

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MASSA. Addio a Gaia (e su questo ci saranno pochi rimpianti) e apertura ai privati. Alle grandi società quotate in borsa: saranno loro a gestire il ciclo dell'acqua. È lo scenario che si profila anche nella nostra zona. Per martedì è stata convocata l'assemblea dei sindaci dell'Ato delle acque.

Tale riunione dovrà deliberare sul modello societario, ed è probabile che scelga la gestione privata, come impone del resto la legge Ronchi.  Ma c'è chi «si mette di traverso». Come Rifondazione comunista, «Riteniamo - spiega Pierpaolo Marchi, consigliere comunale di Rc - dannoso per l'intera comunità seguire questo processo che si compirà a inizio 2011. In primavera si terrà il referendum che ha raccolto un milione e mezzo di firme. Il referendum vuole riaffermare che l'acqua è un bene comune e come tale deve essere totalmente pubblica. Ma, se si porta avanti il percorso di privatizzazione, il suo esito sarebbe del tutto inutile».  Secondo la "Ronchi", gli Ato devono essere sciolti entro il 31 dicembre e l'affidamento della gestione idrica a Gaia decadrà un anno dopo. Dunque, fa osservare Marchi, «se la gara per l'affidamento del servizio avverrà dopo il 31 dicembre 2010, sarà Gaia a gestirla, col rischio di favorire i privati piuttosto che l'Ato e l'interesse pubblico. In secondo luogo, sarebbe necessaria una ricapitalizzazione che i Comuni più piccoli non sono in grado di fronteggiare».

Secondo Rifondazione, dunque, «la politica deve mobilitarsi. Perchè, è chiaro che la privatizzazione porterà con sè un aumento delle tariffe, un taglio del personale addetto al servizio e un conseguente peggioramento del servizio».  Anche Simone Ortori, consigliere di Sinistra Ecologia Libertà, è fermamente contrario alla privatizzazione dell'acqua: «Ribadisco il mio impegno a difesa dell'acqua pubblica e non posso dare il mio avallo all'ingresso dei privati nell'Ato 1».

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