Il Tirreno

«Mai dato soldi o fatto lavori gratis»

Chiara Sillicani
<strong>L’IMPRENDITORE.</strong> Prospero Santacroce e la sede della Comies di cui è amministratore
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L’IMPRENDITORE. Prospero Santacroce e la sede della Comies di cui è amministratore

Prospero Santacroce si difende, ma ammette i pranzi insieme a Iodice

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MASSA. È il gioco delle parti. Il pubblico ministero formula le ipotesi di reato e chiede l'applicazione delle misure cautelari. E gli indagati, finiti agli arresti, da parte loro, cercano di dimostrare la propria innocenza. E gli interrogatori del pubblico ministero sono la prima occasione per guardare all'appaltopoli apuana - come è stata ribattezzata - con gli occhi dell'indagato. Così mentre l'imprenditrice viareggina Morgana Martelli si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere, Prospero Santacroce, per gli amici Renato, ieri mattina, ha, invece cercato di dimostrare al pubblico ministero Rossella Soffio, la sua innocenza. Garantendo di non aver mai dato soldi al direttore del carcere Salvatore Iodice. Insomma, l'imprenditore, amministratore della Comies e della Ciesse, non avrebbe mai pagato per ottenere appalti. L'interrogatorio. Il colloquio, nel carcere di Livorno, è durato ore, dalle nove e mezzo del mattino fino alle due. Il pm ha contestato tutte le circostanze emerse dagli atti, con particolare riguardo, chiaramente, alle intercettazioni, telefoniche ed ambientali. «Santacroce - ha spiegato l'avvocato Paolo Bonini, che era presente durante l'interrogatorio - ha risposto alle domande punto per punto». E avrebbe anche illustrato molti particolari denotando, nonostante la difficoltà del momento, memoria e lucidità. Insomma, avrebbe esposto la sua posizione, rispondendo alle domande del Pm, «senza alcun tentennamento». Ribadendo di non aver mai pagato Iodice e di non averlo mai "ricompensato" con lavori gratis a casa sua. E a conferma - chiarisce il legale - ci sarebbero i «supporti fiscali» come li definisce l'avvocato Bonini. Insomma, in parole semplici, i lavori fatti nell'abitazione spezina del direttore sarebbero stati fatturati. Servono riscontri e documenti. Qualche domanda a cui Santacroce ha risposto in maniera più vaga c'è stata. Lo conferma anche il suo legale: «Per alcune precisazioni ha bisogno di consultare documenti relativi alla contabilità, alle maestranze, alle ore di lavoro. È necessario visionare le note d'ordine che fotografano i nominativi degli operai impiegati per eseguire i vari interventi in carcere contestati dal pm». Su questo, quindi, si è riservato di fare accertamenti, tanto che lo stesso avvocato si metterà al lavoro con gli uffici amministrativi delle società. Le conferme. Santacroce, invece, non ha smentito di aver pranzato più volte, come confermano le intercettazioni, con il direttore. Non soltanto, avrebbe anche confermato che ci sono stati lavori fatti per somma urgenza, come nel caso degli interventi a seguito della tromba d'aria. «E - chiarisce l'avvocato di Santacroce - l'imprenditore ha spiegato che siccome la sua ditta aveva già lavorato in carcere e stava lavorando, avrebbe fatto anche quei lavori urgenti».  Ma di passaggi di soldi da una mano all'altra o di scambi di favori nulla. L'imprenditore che non "si butta giù". Prospero Santacroce sta bene, «sta cercando dentro di sé la forza per non buttarsi giù, è lucido e ha risposto senza tentennamenti. Insomma, da parte di Santacroce non sarebbe arrivata alcuna conferma - almeno secondo i suoi legali - alle ipotesi accusatorie del pubblico ministero. L'ipotesi del riesame. Domani anche Salvatore Cantone sarà interrogato dal pm Rossella Soffio. Adesso gli avvocati stanno valutando se presentare istanza di riesame al tribunale di Genova (venerdì il termine ultimo) per ottenere la scarcerazione o la conversione della misura cautelare dall'arresto in carcere ai domiciliari. Fino ad ora, però, avrebbe presentato istanza soltanto Mario Cesare Rotella, l'unico indagato ai domiciliari che chiede di tornare in libertà.

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