Il Tirreno

Lavoro, futuro sempre più buio per i giovani

Sergio Mastrini

Otto lunigianesi su 10 sono diplomati o laureati ma non hanno in impiego

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 VILLAFRANCA. I dati diffusi dalla Camera di Commercio, durante la presentazione del rapporto sull'economia della Lunigiana del 2010 che si è svolto nel salone Voltato del museo etnografico, non sono certo incoraggianti per quanto riguarda la possibilità di lavoro per i giovani: infatti soltanto uno su due ha un lavoro mentre l'altro o è studente o risulta disoccupato.  Analizzando il quadro della disoccupazione giovanile in Lunigiana si può dire che si tratta soprattutto di disoccupazione prevalentemente intellettuale in quanto otto giovani disoccupati su dieci hanno un diploma o una laurea.  In questo quadro le ragazze sono particolarmente svantaggiate rispetto ai ragazzi in quanto la disoccupazione femminile si evidenzia tra le diplomate all'istituto magistrale e linguistico e tra le laureate in lettere, filosofia, storia e lingue. A poco o niente serve inviare "curriculum" a destra e manca e per questo si accentua la sfiducia nelle donne nel cercare un lavoro.  Entrando nello specifico il 28% dei giovani residenti in Lunigiana non ha mai lavorato. Un dato indicativo è rappresentato dal 71% dei giovani lunigianesi che non hanno mai preso in considerazione la possibilità di un lavoro autonomo o di creare una nuova impresa o perché prospettiva troppo impegnativa o troppo rischiosa. Anche perché non esiste la facilità di ottenere un finanziamento dal momento che il tasso praticato dagli istituti bancari della Lunigiana presenta un costo del denaro tra i più elevati d'Italia su "operazioni a revoca" (come scoperti e fidi) di quasi 3 punti in percentuale più alto pari all'8,2% contro il 5,4% praticato nel resto della regione.  Per questo deve fare riflettere la risposta che il presidente della Camera di commercio, Norberto Ricci, ha dato a Gianfranco Sbarra della Confartigianato che chiedeva come mai ci fosse questa disparità di trattamento: «La disparità esiste veramente, ma questa domanda sarebbe opportuno rivolgerla ai dirigenti delle banche che nolenti o volenti hanno sempre loro il bastone dalla parte del manico».  Per concludere gli imprenditori chiedono per la Lunigiana alle istituzioni e alla Politica locale «di rendere più fluido l'accesso al credito, di promuovere maggiormente il territorio e di avviare finalmente un processo di formazione politica per la costruzione di una nuova classe dirigente».

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