Il Tirreno

Rigoni (Pd) ed Evangelisti (IdV) chiedono un incontro urgente alla Presidenza del Consiglio

Per salvare la Provincia dall'abolizionela protesta comincia in Parlamento

Cristiano Marcacci
Palazzo Ducale, sede della Provincia; sopra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti
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Palazzo Ducale, sede della Provincia; sopra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

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MASSA. «È uno scandalo». Sono le parole che ripete più di una volta, al telefono da Roma. Chi parla è l'onorevole Andrea Rigoni, parlamentare del Partito Democratico, a poche ore dall'anticipazione delle principali misure che caratterizzano la manovra finanziaria anti-crisi messa a punto dal ministro Tremonti e dal governo Berlusconi. Tra i principali provvedimenti, come noto, c'è la cancellazione delle Province con meno di 220mila abitanti. Massa Carrara, quindi, è destinata a sparire fra tre anni, al termine dell'attuale legislatura.

La rivolta è già cominciata. I membri dell'opposizione parlamentare stanno già montando le barricate. Andrea Rigoni (Pd) e Fabio Evangelisti (IdV), deputati eletti nel comprensorio, hanno già predisposto una lettera in cui si chiede urgentemente un incontro chiarificatore con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Già in questa lettera - spiega Rigoni - manifestiamo tutta la nostra contrarietà rispetto al provvedimento e chiediamo che venga studiata al più presto una soluzione con dei correttivi».

Rigoni, appunto, grida allo scandalo. «Non c'è sostantivo migliore - dice l'onorevole del Pd -. Si tratta di un vero e proprio scandalo, sotto tutti i punti di vista. In primo luogo perché i tagli e i risparmi vengono decisi sempre sulla pelle delle piccole comunità. E poi perché non si va alla ricerca dei veri sprechi. Tremonti mi dovrà spiegare perché la Provincia di Massa Carrara, con poco meno di 220mila abitanti, è considerata uno spreco, mentre non lo è la Provincia di Imperia, ad esempio, che di abitanti ne conta poco più di 220mila. Le valutazioni dovrebbero esser fatte più approfonditamente e non fermarsi solo davanti a delle cifre. Se si vuol togliere di mezzo l'istituzione "Provincia", allora occorre procedere con il taglio di tutte le Province. La verità, la triste verità - aggiunge Rigoni - è che il governo è obbligato a salvare alcune Province a guida leghista. Ne è dimostrazione la deroga riservata a quegli enti che, pur essendo sotto la soglia dei 220mila abitanti, potranno sopravvivere perché confinanti con nazioni estere».

Contro il provvedimento urla anche l'onorevole Fabio Evangelisti, nonostante faccia parte di una formazione politica, l'Italia dei Valori, da sempre favorevole alla soppressione delle Province. «Come IdV - conferma Evangelisti - abbiamo sostenuto la necessità dell'abrogazione delle Province ed anche il governo, nella sua piattaforma programmatica, ce l'aveva tra i punti principali. Nonostante questo, recentemente, la nostra proposta di legge sull'abolizione delle Province è stata bocciata, soprattutto a causa delle pressioni della Lega, che ha fatto cambiare idea a tutto il governo e all'intera coalizione di maggioranza. A questo punto - aggiunge Evangelisti - penso una sola cosa: se le Province devono restare, restino tutte. È un problema di coerenza. Quella di Tremonti mi sembra una colossale "bischerata"».

Sulla lettera con la richiesta d'incontro alla Presidenza del Consiglio Evangelisti attacca il collega Lucio Barani (Pdl): «Non ha voluto firmarla - sostiene il portacolori dell'IdV - e mi ha anche detto di essere stato l'artefice della proposta formulata a Tremonti di alzare l'asticella della sopravvivenza delle Province da 200 a 220mila abitanti. Siamo di fronte all'ennesima "Baranata"».

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