Il presidio
Ecco perchè voleva sostituire Mazzini
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Maurizio CattelanParla Maurizio Cattelan: "La mia non è una provocazione ma lo spunto per riflettere. Mi sembra che la temporanea assenza di Mazzini lo trasformi in una cosa viva, e che il dibattito che ne seguirà lo riconsegni al nostro presente"
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CARRARA.«Ho scelto Mazzini perché è una figura storica che mi interessa. Alcuni dei suoi concetti, come ad esempio quello di un'Italia repubblicana o di un'Europa politicamente compatta, con il tempo si sono rivelati straordinariamente attuali. Non voglio creare una provocazione, ma una riflessione». Parla Maurizio Cattelan, in una lunga intervista concessa all'Espresso.
Un articolo di due pagine, quello dell'Espresso, firmato da Alessandra Mammì. E dal titolo eloquente: «Il mio Craxi incompreso». Finalmente parla della sua opera per la Biennale di scultura il protagonista più discusso. Spiega tutto: perché ha scelto di sostituire Mazzini e di mettere, al suo posto, una statua di Bettino Craxi. «È Mazzini la figura su cui lavorare - dichiara Cattelan - Molto meglio di Garibaldi che è un personaggio fin troppo popolare Giuseppe Mazzini è più misterioso. Tutti sanno che ha contribuito in maniera fondamentale all'Unità d'Italia, ma nessuno sa esattamente in che termini. Dunque si può partire da lui per fare una riflessione a 360 gradi sulla vulnerabilità della storia. Così - racconta la giornalista dell'Espresso - ragionava Cattelan durante i sopralluoghi. Fino agli studi d'arte Michelangelo. «Ed è proprio lì - continua l'articolo - che Cattelan vede buttato in un angolo, un gesso che ritrarre Bettino Craxi in postura e vesti alla Mao. È il modello di un discusso monumento che un sindaco molto socialista (Lucio Barani ndc) ha eretto nei giardini della cittadina di Aulla per i martiri di tangentopoli. Dunque ecco il post-monumento di Cattelan».
«Mi piace pensare - spiega Cattelan - che la temporanea assenza di Mazzini lo trasformi in una cosa viva, e che il dibattito che ne seguirà lo riconsegni al nostro presente, Mentre la trasformazione in monumento di Craxi lo consegni alla storia, proprio quando se ne ridiscute l'attualità». A proposito delle polemiche suscitate in città, nel mondo dei repubblicani, su Facebook, e non solo, Cattelan all'Espresso spiega. «Se un monumento è veramente tale, dovrebbe continuare ad esserlo anche quando scende da un piedistallo. Anzi, il difetto della permanenza è che si traduce in disponibilità perenne, riducendo la nostra soglia di attenzione». Insomma per Cattelan nessuna provocazione. Ma, sembra quasi, la volontà di aprire una riflessione profonda sulla figura di Mazzini.
Un articolo di due pagine, quello dell'Espresso, firmato da Alessandra Mammì. E dal titolo eloquente: «Il mio Craxi incompreso». Finalmente parla della sua opera per la Biennale di scultura il protagonista più discusso. Spiega tutto: perché ha scelto di sostituire Mazzini e di mettere, al suo posto, una statua di Bettino Craxi. «È Mazzini la figura su cui lavorare - dichiara Cattelan - Molto meglio di Garibaldi che è un personaggio fin troppo popolare Giuseppe Mazzini è più misterioso. Tutti sanno che ha contribuito in maniera fondamentale all'Unità d'Italia, ma nessuno sa esattamente in che termini. Dunque si può partire da lui per fare una riflessione a 360 gradi sulla vulnerabilità della storia. Così - racconta la giornalista dell'Espresso - ragionava Cattelan durante i sopralluoghi. Fino agli studi d'arte Michelangelo. «Ed è proprio lì - continua l'articolo - che Cattelan vede buttato in un angolo, un gesso che ritrarre Bettino Craxi in postura e vesti alla Mao. È il modello di un discusso monumento che un sindaco molto socialista (Lucio Barani ndc) ha eretto nei giardini della cittadina di Aulla per i martiri di tangentopoli. Dunque ecco il post-monumento di Cattelan».
«Mi piace pensare - spiega Cattelan - che la temporanea assenza di Mazzini lo trasformi in una cosa viva, e che il dibattito che ne seguirà lo riconsegni al nostro presente, Mentre la trasformazione in monumento di Craxi lo consegni alla storia, proprio quando se ne ridiscute l'attualità». A proposito delle polemiche suscitate in città, nel mondo dei repubblicani, su Facebook, e non solo, Cattelan all'Espresso spiega. «Se un monumento è veramente tale, dovrebbe continuare ad esserlo anche quando scende da un piedistallo. Anzi, il difetto della permanenza è che si traduce in disponibilità perenne, riducendo la nostra soglia di attenzione». Insomma per Cattelan nessuna provocazione. Ma, sembra quasi, la volontà di aprire una riflessione profonda sulla figura di Mazzini.
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