Il presidio
TASSAZIONE E RICORSI
Comune nel mirino su come impiega il contributo regionale del marmo
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CARRARA. Continua la telenovela dei ricorsi delle aziende locali del marmo contro il meccanismo di tassazione che garantisce un'entrata nel bilancio del Comune di Carrara: il nodo è sul canone regionale, in base alla legge 78/1998 della Regione Toscana. Siamo agli appelli contro le sentenze della Commissione tributaria provinciale di Massa Carrara la quale, a seguito del pronunciamento delle sezioni unite della Corte di Cassazione dello scorso dicembre, hanno negato la giurisdizione del giudice tributario in ordine alle controversie relative al contributo previsto proprio dalla Regione Toscana e percepito dal Comune. La causa del contenzioso, secondo l'avvocato Marco Tognarini che ieri ha presentato tre atti di appello di altrettante aziende del marmo che operano nelle cave locali, sarebbe una presunta «scarsa trasparenza con cui il Comune di Carrara gestisce i circa 16 milioni di gettito annuo del contributo regionale versato delle imprese lapidee il quale, per legge, deve essere obbligatoriamente destinato dal Comune a opere e infrastrutture a servizio dell'attività estrattiva e a tutela del territorio. «Meno di 7 milioni annui - spiega ancora l'avvocato - sono spesi per la strada dei marmi in costruzione, ma degli altri 9-10 milioni il Comune non ha mai fornito la prova di averne fatto uso nei modi previsti dalla legge». Un ennesimo affondo sulla tassa marmi. C'è da vedere cosa risponderà il giudice. Perchè un conto è la tassa, un conto è l'uso che si fa di quei soldi. Più o meno legittimo.
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