Sindacati bancari contro la Fondazione
M.B.
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I sindacati della Cassa di Carrara preoccupati per i derivati della Fondazione «Preoccupanti i derivati e gli acquisti a termine: il consiglio è da commissariare»
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CARRARA. Il rischio di una forte minusvalenza nel bilancio della Fondazione Cassa di Carrara, per le operazioni di acquisto a termine di azioni Unicredit e Intesa San Paolo (per un controvalore di 22,5 milioni circa), ha provocato la preoccupata reazione del sindacato di categoria dei bancari. Una nota a firma Rsa Fabi, Fisac-Cigl segreteria provinciale della Cassa di Carrara, chiede con forza chiarezza. «Apprendiamo notizie che, se confermate - scrivono i sindacati - non possono che generare preoccupazione e stupore in merito ad importanti ed ingenti investimenti sul mercato dei derivati, che ricordiamo per quanto superfluo ad altissimo rischio, effettuati negli scorsi anni dalla Fondazione Cr Carrara. Le notizie apparse fanno presupporre possibili ingentissime minusvalenze sugli investimenti effettuati il cui capitale investito dovrebbe essere utilizzato dalla Fondazione per scopi di finalità ed utilità sociale. A questo punto pretendiamo - proseguono - che sia fatta completa chiarezza sulla natura di questa e di eventuali altre operazioni finanziarie similari che se confermate non possono non portarci a valutazioni profondamente negative sulle capacità di scelta gestionali degli organi preposti. Chiediamo quindi ai sindaci, ovviamente se dovesse confermarsi la gravità della situazione che ad oggi presumiamo sussistere, di valutare opzioni forti fra cui il commissariamento del Consiglio della Fondazione Cr Carrara», concludono Rsa Fabi, fisac Cgil Segreteria Provinciale Cassa di Carrara. Come abbiamo scritto ieri, si tratta di una minusvalenza potenziale, ad oggi, di circa 12 milioni di euro. Una scommessa di borsa, partita tre anni fa, e che finora ha dato buoni risultati (3,3 milioni netti di utile) ma che al 20 febbraio prossimo potrebbe trasformarsi in un conto salato. Ovvero, dover comprare per 22,5 milioni di euro, delle azioni che magari ne valgono (come oggi) una dozzina. Il 21 febbraio prossimo si tireranno le somme. La Fondazione Cassa di Carrara - come abbiamo scritto ieri - nel 2007 si impegnò ad acquistare a termine 2,9 milioni di azioni Unicredit (ad un prezzo unitario di 4,93 euro per un controvalore di 14,3 milioni circa) e 1,8 milioni di azioni Intesa San Paolo (a un prezzo unitario di 4,55 euro per un controvalore di 8,2 milioni circa). Il tutto, collegato a opzioni di tipo call, ovvero diritto ad acquistare, e step-in. La cosa che fa impressione è l'importo complessivo della cifra: 22,4 milioni di euro, anche se investiti in azioni di aziende importanti come Unicredit e Intesa San Paolo, sono pur sempre un ottavo, anzi qualcosa di più, del capitale della Fondazione (circa 160 milioni). Il presidente Alberto Pincione però minimizza: «Dal punto di vista patrimoniale, questa operazione non inciderà nulla: in questi nove mesi faremo il monitoraggio dei corsi azionari, poi decideremo il da farsi. Se sarà più conveniente procedere con l'acquisto delle azioni, vorrà dire che avremo un capitale investito in quei titoli. Il contratto sottoscritto finora ci ha fruttato circa tre milioni, valuteremo con i nostri consulenti se sarà preferibile procedere con l'acquisto o lasciare perdere, dipenderà dai corsi azionari in quel momento». Il presidente sottolinea che non si può parlare di perdite, ma solo di «Minusvalenza teorica»: finché materialmente le azioni non vengono vendute, la minusvalenza non viene cristallizzata. Come già detto ieri, la Fondazione potrebbe anche decidere di fare la "cassettista" con le azioni Unicredit e Intesa San Paolo, e incassare i dividendi fino a quando i corsi azionari non raggiungeranno livelli ritenuti adeguati.
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