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Il medico è indagato per il caso protesi. Il pm Soffio si era opposto alla libertà
Il Riesame dà retta alla Cassazione Bocci torna agli arresti domiciliari
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Una protesi acustica 2 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Il tribunale del riesame di Genova ha deciso che Nicola Bocci, l'otorinolaringoiatra coinvolto nella truffa ai danni dell'Asl sulle protesi Amplifon, deve tornare agli arresti domiciliari. La custodia cautelare è stata notificata al medico ieri mattina. Era tornato in libertà a metà gennaio. Quando il riesame aveva tolto la custodia cautelare (a gennaio) il pm Rossella Soffio si era arrabbiata. Il tribunale genovese non riconosceva la possibilità della reiterazione del reato da parte del medico e quindi cancellava gli arresti domiciliari perché non c'era alcuna necessità di restrizioni. Il sostituto procuratore non si era arreso e aveva presentato un ricorso alla Cassazione, spiegando che quel camice bianco di certificati non veriteri ne aveva fatti quasi un centinaio e, siccome c'era la possibilità che potesse continuare a farne, era necessario tenerlo sotto controllo. La suprema corte a marzo aveva accolto il ricorso del pm, rispedendo gli atti al riesame e invitando il collegio a riguardare la questione. In pratica aveva detto al riesame che la sua decisione era sbagliata: un parere che si sapeva che avrebbe pesato. E così è stato. Resta in libertà l'altro indagato, Alberto Angeloni (difeso dalla coppia Petrini-Marzaduri). La Soffio, nonostante la medesima cancellazione da parte del riesame di Genova della custodia cautelare, non aveva fatto ricorso. Motivo? La posizione dell'imprenditore nel campo delle protesi acustiche, secondo il sostituto procuratore, è diversa rispetto al medico difeso dall'avvocato Adriano Martini. Anche per la Soffio, insomma, Angeloni non aveva necessità di restrizioni alla sua libertà perché non poteva reiterare il reato, non poteva inquinare le prove (già acquisite dalla procura e dalla guardia di finanza, che in questi mesi ha trovato una montagna di documenti) e non aveva alcuna intenzione di scappare. Secondo l'accusa il medico e il venditore di protesi dell'Amplifon (la ditta è completamente estranea al fatto) agevolavano le domande degli anziani per ricevere e sostituire gli apparecchi senza seguire la prassi normale. Era stata la stessa Asl - alcuni anni fa - a segnalare anomalie nelle pratiche per i sordi. Da qui l'inchiesta di procura e finanza. Un'indagine dalla quale è spuntata anche una terza persona, solo indagata (il nome è coperto da segreto).
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