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La dura vita di chi vende porta a porta

La dura vita di chi vende porta a porta

Cultura della prestazione, obbligo all'efficienza, pressioni psicologiche su chi non ce la fa. Scene che fanno tornare alla mente il film di Paolo Virzì "Tutta la vita davanti". Dopo la truffa degli aspirapolveri, qualcuno si fa avanti - e neanche troppo timidamente - e racconta come vanno le cose nel mondo del porta a porta

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MASSA. Cultura della prestazione, obbligo all'efficienza, pressioni psicologiche su chi non ce la fa. Scene che fanno tornare alla mente il film di Paolo Virzì "Tutta la vita davanti". Dopo la truffa degli aspirapolveri, qualcuno si fa avanti - e neanche troppo timidamente - e racconta come vanno le cose nel mondo del porta a porta. E anche quando la truffa non c'è, la vita è davvero dura.
truffe,
A parlare è un 35enne della Provincia che decide di scrivere ai giornali. Lui per 4 anni ha suonato ai campanelli tentando di convincere dubbiose madri di famiglie e a comprare un notissimo elettrodomestico.

Si parte la mattina, dopo un primo incontro con il capo gruppo di riferimento e si va avanti ad oltranza, fino alle 9 della sera. Con una pausa nell'ora di pranzo, condivisa obbligatoriamente con gli altri compagni di "avventura". Al bar niente relax, si parla di lavoro: quanti campanelli hai suonato, quanta gente hai convinto e soprattutto quanti appuntamenti hai fissato. «All'una al bar, scelto dal capogruppo - spiega il ragazzo (che chiede di rimanere anonimo) - si deve rendere conto del lavoro svolto durante la mattinata e guai a non presentarsi o ad arrivare senza aver fissato almeno 4 o 5 appuntamenti. In caso contrario - racconta - per il malcapitato ci saranno stress psicologici e severe ramanzine davanti a tutti i membri del proprio gruppo con tanto di pressioni per spingere il promotore a lavorare di più, a suonare i campanelli sino alle 20 e 30 di sera». E non è finita, perché alle 21 nuova riunione obbligatoria e il giorno dopo tutto uguale e se poi non si vende, le 12 ore di lavoro sono gratuite». E il tutto senza ferie pagate e senza rimborso spese per pasti e benzina. Alla riunione al bar devi andarci, ma il panino lo paghi di tasca tua. «In pratica - sintetizza il venditore - a guadagnarci è solo la azienda, con i propri capi area e capi distretto perché per il promotore e per l'agente di commercio non si sborsa un centesimo.
Spesso nei colloqui per aumentare la schiera dei promotori e dei rappresentanti si promette uno stipendio fisso per 4 mesi, che in realtà non esiste». Perché il vero problema - secondo chi racconta - sono proprio i contratti di lavoro. «I nuovi reclutati, tra cui persone adulte e disoccupati di lungo corso, uomini e donne alla prima esperienza di vendita, giovanissimi in cerca di facili guadagni, sono per forza di cose costretti ad aprire una partita iva anche nei primi giorni di prova. I nuovi venditori sono inquadrati come promotori di vendita e collaboratori per prestazioni occasionali, a provvigione, senza vincoli di orari e di giornate lavorative. Ma in realtà tutti i nuovi procacciatori occasionali d'affari vengono costretti a lavorare 12 ore e all'interno di un gruppo (quasi fossero dipendenti ndr).

Sistema piramidale appunto - conclude il venditore - che favorisce solo i "furbetti" che siedono ai primi posti, al vertice». Quattro anni ha resistito, poi ha detto basta e se n'è andato. Adesso fa tutt'altro, ma a chi è alla disperata ricerca di lavoro lancia un messaggio: «Diffidate di questo tipo di impiego perché rischiate di rimetterci senza guadagnare nulla».
C.S.

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