Il Tirreno

Verona: puntiamo sulla green economy

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MASSA. La zona industrale deve essere ripensata, alla luce di cambiamenti che hanno segnato l'economia internazionale e locale. Questa l'idea sostenuta da Egidio Verona, dell'Idv.  «La dolorosa vicenda della Eaton - scrive - è un sintomo dell'agonia di un modello economico e di consumo in conflitto con i limiti del pianeta su cui viviamo. In futuro, anche solo per sopravvivere, questo sistema dovrà cambiare, mettere sul mercato meno automobili, più durevoli ed efficienti nei consumi, più rispettose dell'ambiente e costruite con materiali riciclabili. Una competizione mondiale che si giocherà soprattutto sulla qualità e sull'efficienza nel risparmio di energia piuttosto che sulle quantità.  Anche la nautica apuana, analizza Verona, è in sofferenza, con la cantieristica a picco che ha lasciato sul terreno il 28,6% del fatturato. «C'è molta preoccupazione, i segnali di ripresa che analisti e media vedono nell'economia, qui non si vedono. Si percepisce che la crisi non è finita, che per una ripresa effettiva della nautica da diporto servirebbe una ripresa duratura e consolidata di tutta l'economia, della quale non si vedono i presupposti».  Mentre questa situazione precipita, la Fermet, il colosso dei rottami ferrosi, compra l'area della ex Italcementi per sviluppare le produzioni, e l' unica proposta per insediarsi nell'area ex Eaton viene dal consorzio Ecoplant, un pool di aziende del settore green economy.  Come si vede, sostiene ancora l'esponente dell'Italia dei Valori, «la crisi colpisce più duramente i settori produttivi di beni di consumo non strettamente necessari o del tutto superflui, e indissolubilmente legati al mercato del petrolio. Le attività produttive che, invece, sono in forte espansione e disponibili ad investire per sviluppare la produzione, anche dentro la crisi economica, sono quelle che riciclano i materiali di recupero o quelle che producono tecnologie per il risparmio energetico e per lo sfruttamento delle energie pulite e rinnovabili, come le aziende del pool di Ecoplant. Finora, purtroppo, l'opportunità per lo sviluppo di queste tecnologie in Italia l'hanno colta i produttori esteri, dai quali siamo praticamente colonizzati. Mentre, infatti, gli installatori parlano italiano la lingua dei grandi produttori è l'inglese.  Com'è che abbiamo completamente perso questa opportunità, è difficile dire, ma in generale è vero che il grado di ostilità all'innovazione in Italia è ancora superiore a quanto lo è in altri paesi occidentali. Anche per questo, nonostante la bocciatura del piano finanziario del progetto Ecoplant, assolutamente prevalente, anche rispetto al fatto di essere l'unica proposta in campo, è la qualità delle produzioni, che hanno tutte un carattere strategico e in controtendenza rispetto alle dinamiche indotte dalla crisi economica.  Dunque, indipendentemente dalla valutazione negativa di Invitalia, «peraltro prevedibile dato che il governo sta orientando le sue scelte e impegnando le sue risorse residue verso l'energia nucleare, - chiude Verona - è importante l'impegno delle istituzioni locali e della Regione per portare a una conclusione positiva questa vertenza».

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di Redazione web