Il presidio
«Lavoratore spiato dall'azienda»
Claudio Figaia
Sindacati contro la Barsanti: violata anche la privacy della sua famiglia
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MASSA. «Lei, caro dipendente, ha fraudolentemente utilizzato giorni di assenza certificati come periodi di malattia per fare i fatti suoi. E precisamente: il giorno 17 febbraio alle 12,30 è andato a Lido di Camaiore presso un locale per organizzare la cerimonia id nozze di sua figlia: il 19 febbraio alle 9,30 è uscito in auto da casa per andare al negozio di alimentari... Il 22 febbraio alle 9 è uscito per portare alcuni oggetti al negozio di sua moglie...». Questo e altro si legge nella lettera di "contestazione disciplinare" che Barsanti Macchine ha inviato a un suo dipendente in "malattia". «È spionaggio e questa è la prova», reagiscono con durezza Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm mostrando la lettera dell'azienda e parlando senza mezzi termini di un'azione tesa a «reprimere la libertà e la dignità sindacale nello stabilimento». La questione non è nuova. Il mese scorso Barsanti Macchine inviò una lettera di richiamo a un dipendente (membro della Rsu) che era assente per malattia ma che era (sarebbe stato) stato visto a giro per strada. E già allora Fiom insorse, rendendo pubblica la lettera e annunciando azioni legali a tutela del dipendente (e iscritto) «fatto pedinare dall'azienda». Fosco Barsanti, amministratore della società rispose: era nostro diritto farlo. Aggiungendo: «Nessuno spionaggio. Semplicemente, ci hanno segnalato che il nostro dipendente è stato visto in quella situazione e noi lo abbiamo invitato a renderne conto. Per noi era in malattia, non abbiamo fatto nulla di scorretto». Ora, però, le cose si complicano. I sindacati rendono pubblica (ne riportiamo stralci in questa pagina) una seconda raccomandata di contestazione, inviata sempre allo stesso dipendente, in cui si elencano in dettaglio ben dieci episodi in cui il lavoratore ha svolto - così si legge nella lettera - «attività in buone condizioni di salute e senza alcun acciacco apparente». Una serie di comportamenti che, per l'azienda «smentiscono lo stato di infermità (del dipendente) e appaiono indicativi della evedente compatibilità allo svolgimento delle sue normali prestazioni lavorative». In sostanza: abbiamo le prove che quel dipendente si è dato malato ma era spesso a giro e in ottima salute. Per i sindacati dei metalmeccanici, però, la raccomandata prova ben altro. «Prova che il lavoratore è spiato. E che quanto sostenuto precedetemente da Barsanti è poc credibile. La direzione denuncia nei minimi particolari tutta una serie di spostamenti che il dipendente avrebbe fatto per svolgere alcuni interessi privati. Spostamenti, si badi, fatti in orari consentiti dalle normative (le fasce in cui il lavoratore malato deve essere a casa per eventuali visite fiscali è dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 ndr.). Non solo: nella contestazione si citano anche momenti privati dell'intera famiglia del dipendente, cosa lesiva della privacy». Un comportamento «che va oltre ogni limite di sopportabilità», denunciano Cgil, Cisl e Uil, che sfidano l'azienda: «Se qualcuno nel gruppo dirigente pensa che questa sia la strada per intimidire chi, in modo onesto, rappresenta i lavoratori, troverà unità serrata». Quanto «perpetrato» dalla Barsanti, aggiungono, «è ingiustificabile e altamente lesivo della dignità delle persone. I dipendenti scambiano il salario con il loro lavoro. Ma ciò non autorizza i padroni a indagare nella loro vita privata. Chi lo fa ha nostalgie di altri tempi». Infine, l'annuncio di azioni legali e di protesta. «Fuori e dentro la fabbrica». Barsanti, che ieri abbiamo cercato invano di contattare, per adesso non replica.
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