Firme contro la privatizzazione dell'acqua
La raccolta per arrivare al referendum è diretta dal Laboratorio di Idee
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FIVIZZANO. Il partito politico Laboratorio di Idee ha avviato la raccolta di firme per il referendum contro la privatizzazione dell'acqua. «Ringraziamo - scrive il Laboratorio - chi ha apposto la sua firma a favore di una iniziativa che è ancor prima etica che politica». E viene spiegato il motivo della raccolta di firme «dando il servizio di gestione di tutti gli impianti che fanno arrivare l'acqua sino ai nostri rubinetti, l'obbligo di privatizzazione della gestione comporta di fatto la privatizzazione della risorsa. Dunque poco importa se la legge dice che l'acqua rimane pubblica, quando la stessa legge dice che i servizi idrici devono essere privatizzati». E qui il nuovo partito politico fivizzanese che ha due esponenti nella minoranza consiliare spiega le proprie idee in proposito: «Noi non siamo contrari alle liberalizzazioni, che in alcuni casi si sono rivelate risolutrici di alcuni problemi endemici della pubblica amministrazione. Riteniamo tuttavia che nel caso specifico dell'acqua non si possano applicare concetti quali profitto o ragionare in termini di conto economico anche perché, come la maggior parte dei cittadini si è ormai accorta, persino nel caso di Gaia spa la suddivisione fra proprietà e gestione dei servizi non ha portato a miglioramenti in termini di efficienza: soltanto al proliferare di rimpalli di competenza fra gli enti pubblici e la società Gaia. E qui sta il punto: già oggi i cittadini non hanno la possibilità di avere un controllo diretto sulla gestione della risorsa e non riusciamo a immaginare come questa situazione possa essere sanata con l'introduzione di soci privati. La nostra idea chiara e semplice è che l'erogazione del servizio idrico debba tornare in capo ai Comuni, sui quali sicuramente i cittadini hanno un maggior potere di controllo dovendo ogni 5 anni rinnovare i consigli comunali». E il ragionamento viene così chiuso: «Le società private, anche se a maggioranza pubblica, producono piani industriali che tendono alla standardizzazione del servizio: non riusciamo a comprendere come possa trovarsi una via di mezzo tra le specificità dei comuni di costa e quelle di Fivizzano. Per questo ci appare quantomeno scorretto nei confronti della cittadinanza che gli unici a essere in piazza a difendere gli interessi della popolazione fossero soltanto gli aderenti al Laboratorio». M.L.
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