Il Tirreno

La bella notizia. Il suo sangue non si ossigenava. Il bambino sta bene ed è stato dimesso

Salvato all'Opa a 6 giorni di vita

Chiara Sillicani
<b>ALTA CHIRURGIA.</b> Il dottor Bruno Murzi (sotto e a destra mentre opera) il Meyer di Firenze e la struttura dell&#146;Opa
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ALTA CHIRURGIA. Il dottor Bruno Murzi (sotto e a destra mentre opera) il Meyer di Firenze e la struttura dell’Opa

Straordinario intervento del dottor Bruno Murzi su un neonato

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 MASSA. Se c'è un posto in cui l'anima si rifugia, per tutti quel posto è il cuore. E poco importa sapere che a comandare tutto, dall'alto, è il cervello: il cuore pulsante, sanguineo, ha fascino, meno razionale e più vero. E fa male pensare ad un cuore malato, soprattutto quando quel cuore è di un "cucciolo" d'uomo. Un bambino che appena si è affacciato alla vita.  Ma proprio il cervello, la mente dell'uomo che studia e scopre, a volte salva il cuore: la mente preserva le emozioni. Così un bambino di sei giorni può guardare al futuro, può crescere, giocare, fare arrabbiare mamma e papà. Sulla sua strada ha incontrato il dottor Bruno Murzi, alla guida della cardiochirurgia dell'ospedale pediatrico Pasquinucci. Un bambino toscano (i medici non svelano ulteriori particolari) che da Firenze arriva sotto le Apuane. Ha scoperto la vita al Meyer, lì i medici, poco dopo la sua nascita, capiscono che qualcosa non funziona. Il suo piccolo cuore è malato, affetto da una trasposizione dei grandi vasi. Termini complessi per dire che la circolazione era invertita. «La polmonare - spiega il dottor Murzi nasce dal ventricolo destro e l'aorta dal sinistro, nel piccolo erano invertiti». Il sangue venoso dovrebbe trovare la polmonare per arrivare appunto nei polmoni, ossigenarsi e tornare in circolo; nel piccolo corpicino del bimbo questo non succedeva: il sangue incontrava, invece l'aorta e tornava nel corpo senza essersi "depurato", diciamo così, dall'anidride carbonica. «Senza un intervento nei primi giorni di vita - sottolinea Murzi - la sopravvivenza non sarebbe possibile». Insomma, quel bimbo avrebbe dovuto salutare per sempre la vita poco dopo averla assaporata. A salvarlo e a farlo riabbracciare ai genitori è stato un intervento chirurgico d'avanguardia, eseguito 3 o 4 vote nel mondo su una "creaturina" così piccola. Il bimbo arriva all'ospedale pediatrico quando ha sei giorni di vita e pesa 3 chilogrammi. Il suo cuore piccolo piccolo è affidato alle mani esperte del dottor Bruno Murzi e del suo aiuto, la dottoressa Anna Maizza.  L'operazione dura sette ore e per due ore il cuoricino non batte più: i medici lo fermano e il neonato è tenuto in vita grazie alla circolazione extracorporea. «L'intervento - racconta il medico - consisteva, appunto nel fermare il cuore e trasferire l'aorta sul ventricolo sinistro e la polmonare sul destro». La difficoltà vera è trasferire anche le coronarie: «Misurano soltanto un millimetro, vanno staccate e ricucite nella nuova posizione, qualunque cosa capiti, durante il trasferimento, può causare l'infarto e la morte». Ma durante l'intervento i medici si rendono conto che il trasferimento è impossibile per «motivi anatomici». Non si perdono d'animo, mantengono sangue freddo, forti anche della loro esperienza e praticano un bypass aorta-coronarico. In parole semplici collegano una vena e un'arteria, vasi di pochi millimetri di diametro. Possiamo soltanto immaginare la gioia di Bruno Murzi ed Anna Maizza quando hanno visto quel cuoricino che tornava a battere perfettamente, quel bambino che respirava, quel torace che si gonfiava.  E quel "cucciolo" d'uomo torna a vivere. Grazie a due medici eccellenti e ad una struttura, l'Opa che si conferma un fiore all'occhiello della città e della sanità toscana.

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