Il presidio
«Ha rischiato la vita per salvare la città» Francesca, oh bella ciao
Cinzia Carpita
◗
A sinistra i funerali di Francesca RollaE' strano: Carrara si risveglia un po' solo quando pensa al suo passato. E cosa direbbe Francesca Rolla se potesse parlare? «Conosco la Francè da 48 anni e se vedesse tutto quello che sta succedendo per lei, si farebbe tante risate: di contentezza. Ma direbbe: "qua sono tutti matti"
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. E' strano: Carrara si risveglia un po' solo quando pensa al suo passato. E cosa direbbe Francesca Rolla se potesse parlare? «Conosco la Francè da 48 anni e se vedesse tutto quello che sta succedendo per lei, si farebbe tante risate: di contentezza. Ma direbbe: "qua sono tutti matti". Don Augusto parroco della chiesa del Bambin Gesù, alla Perticata, non solennizza la morte della partigiana, ma la alleggerisce, interpretando probabilmente proprio la volontà di Francesca Rolla, che a 95 anni se n'è andata in sordina, lasciando di sè un ricordo di donna battagliera. Di donna del 7 luglio 1944. «In chiesa c'è venuta poche volte, ma credeva davvero, aveva la sua fede. Era una donna forte e umile, sempre pronta ad andare incontro agli altri». Prima che in chiesa, l'omaggio all'ex presidentessa dell'Anpi provinciale è avvenuto in pompa magna: il prefetto dottor Merendino, il sindaco Zubbani, i primi cittadini di Massa (Pucci) e di Montignoso (Binaglia), il presidente della Provincia, Angeli, nell'aula gremita dai cittadini e da consiglieri comunali di tutto l'arco politico locale, da Rifondazione comunista alla Destra. E c'è stato un brivido in sala, senza reazioni, quando una rappresentante dell'Anpi, Gina De Angeli, dopo avere ricordato la figura di Francesca Rolla, ha detto «Mi dispiace che in questa sala ci siano i fascisti contro cui Francesca ha sempre combattuto». Ma tutti gli occhi erano puntati sulla bara coperta da garofani rossi. In un momento di pacificazione. E il pensiero di tutti, era rivolto a quella donna "senza paura" come lei stessa si era definita. L'omaggio all'eroina del 7 Luglio (ma altre di quella rivolta in piazza contro i tedeschi sono ancora vive), era cominciato ieri mattina, nella camera ardente in municipio. La bara circondata da bandiere partigiane, da vari cuscini floreali fra cui quelli dell'Anpi e del circolo partigiani Viareggio. I familiari in un necrologio invitavano a non portare fiori ma a fare offerte per il reparto oncologico dell'ospedale. Sulla bara un drappo rosso dedicato alle donne che lottano. «Ha rischiato la vita per salvare la città. - ha detto Zubbani - Francesca seppe essere forte anche nella pace, per i valori della democrazia. Una donna esemplare». Parla anche il prefetto, parla un rappresentante dell'Anpi provinciale. A fianco delle autorità con la fascia tricolore, c'è, minuta, Laura Seghettini che comandò una brigata partigiana. Guarda il feretro, come se con gli occhi volesse bucarlo e dire qualcosa a Francesca. Ma il momento più toccante è all'uscita della sala comunale: il feretro portato a spalla scende le scale, mentre i partigiani dell'Anpi intonano sommessamente "Bella ciao". Poi "Francesca" sosta davanti al monumento delle Donne del 7 Luglio: un trombettista della banda musicale cittadina suona "Il silenzio", e su qualche volto si vedono occhi lucidi. Quando echeggia la musica di "Oh bella ciao" il coro di voci, ritmato dalle mani, si fa più forte. Gli anziani sanno cosa è stata la Resistenza. I giovani, gli studenti a cui Francesca spesso parlava, non ci sono. «Con lei se ne va un pezzo di Carrara» ha detto don Augusto. Il suo corpo sarà cremato. Cordoglio espresso dal Pd e dal Psi. A salutarla, per motivi di età, non ci sono le altre donne del 7 luglio ancora testimoni viventi di quella rivolta: circolano alcuni nomi, Clarissa Sargentini, Lea Ciolli, Elena Pensierini, Marcede Menconi, Nandina Rebecchi, Cesarina Tosi. «Le ho intervistate - ricorda l'assessore Giovanna Bernardini». Il presente è già storia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
