Italia
LICENZIAMENTI
Allarme licenziamenti per gli operatoridelle coop sociali "Arca" e "Foglia del tè"
Barbara Monaco
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Palazzo comunaleSi appellano alla Commissione consigliare alle politiche sociali le cooperative "Arca" e "Foglia del tè", che operano sul territorio da oltre 13 anni. Due realtà che contano nel proprio organico rispettivamente 18 e 70 lavoratori assunti a tempo indeterminato che, se qualcosa non cambierà, saranno costretti a licenziare.
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CARRARA. Si appellano alla Commissione consigliare alle politiche sociali le cooperative "Arca" e "Foglia del tè", che operano sul territorio da oltre 13 anni. Due realtà che contano nel proprio organico rispettivamente 18 e 70 lavoratori assunti a tempo indeterminato che, se qualcosa non cambierà, saranno costretti a licenziare.
Il settore sociale sarebbe dovuto essere un punto di riferimento, al contrario, negli anni le competenze sarebbero gradualmente passate quando all'urbanistica, quando all'ambiente, in relazione al compito che, di volta in volta, si trovavano a svolgere. Lo sgomento dei dirigenti delle due coop è dato dal fatto che oltre il 60% degli operatori appartiene a categorie particolarmente svantaggiate e difficili da inserire nel mercato del lavoro. Nel momento in cui si vedranno privati di quel minimo introito mensile garantito dal proprio contratto di lavoro, saranno costretti a reinventarsi un'attività, cosa che, data la crisi economica ed il loro personale vissuto, difficilmente risulterà fattibile. «Esistono delle quote d'affidamento a cooperative sociali di tipo B, ovvero composte da lavoratori perlopiù problematici, che il Comune dovrebbe rispettare per legge - è questo che i rappresentanti invitati in Commissione tengono a sottolineare - invece ad oggi ci troviamo a zero incarichi assegnati». Gli operatori della "Foglia del tè" sono in ferie dal 1º gennaio, ma se non si correrà ai ripari si dovrà ricorrere ai licenziamenti, e questo, per la prima volta nella storia della cooperativa. Certo non si può pretendere una concorrenzialità produttiva da cooperative come queste, anche se i risultati sono stati buoni, ma che non si tenga conto del servizio sociale che queste ultime offrono, proprio non va giù ai loro amministratori.
In qualche modo insomma l'accusa è di poca lungimiranza da parte del Comune che non si renderebbe conto che, una volta perso il lavoro, persone con simili problematiche dovranno forzatamente pesare sulle spalle dell'Amministrazione, rischiando anche di scivolare nuovamente nel disagio in cui si trovavano in passato.
La commissione unanimemente appoggia il punto di vista delle cooperative e s'impegna a presentare un documento e promuovere il dibattito in Consiglio comunale e la discussione si surriscalda già: «Com'è possibile - insorge Mario Meacci dal Pdl - che quando discutiamo fra di noi siamo sempre d'accordo, al di là del colore politico, e poi la nostra visione non condiziona mai le decisioni che si prendono dall'alto?». «Non riusciamo a far permeare i nostri dirigenti di temi importanti come questi - aggiunge Carlo Martini dal Pd - che sono politici e in sede politica vanno riportati, molto prima di stilare convenzioni squisitamente tecniche, e questo per garantire la continuità dei progetti». Riguardo all'eliminazione della quota di affidamento prevista per legge poi, il consigliere appare sbalordito, in quanto nel 2004 questa sarebbe stata stabilita dalla giunta.
Il settore sociale sarebbe dovuto essere un punto di riferimento, al contrario, negli anni le competenze sarebbero gradualmente passate quando all'urbanistica, quando all'ambiente, in relazione al compito che, di volta in volta, si trovavano a svolgere. Lo sgomento dei dirigenti delle due coop è dato dal fatto che oltre il 60% degli operatori appartiene a categorie particolarmente svantaggiate e difficili da inserire nel mercato del lavoro. Nel momento in cui si vedranno privati di quel minimo introito mensile garantito dal proprio contratto di lavoro, saranno costretti a reinventarsi un'attività, cosa che, data la crisi economica ed il loro personale vissuto, difficilmente risulterà fattibile. «Esistono delle quote d'affidamento a cooperative sociali di tipo B, ovvero composte da lavoratori perlopiù problematici, che il Comune dovrebbe rispettare per legge - è questo che i rappresentanti invitati in Commissione tengono a sottolineare - invece ad oggi ci troviamo a zero incarichi assegnati». Gli operatori della "Foglia del tè" sono in ferie dal 1º gennaio, ma se non si correrà ai ripari si dovrà ricorrere ai licenziamenti, e questo, per la prima volta nella storia della cooperativa. Certo non si può pretendere una concorrenzialità produttiva da cooperative come queste, anche se i risultati sono stati buoni, ma che non si tenga conto del servizio sociale che queste ultime offrono, proprio non va giù ai loro amministratori.
In qualche modo insomma l'accusa è di poca lungimiranza da parte del Comune che non si renderebbe conto che, una volta perso il lavoro, persone con simili problematiche dovranno forzatamente pesare sulle spalle dell'Amministrazione, rischiando anche di scivolare nuovamente nel disagio in cui si trovavano in passato.
La commissione unanimemente appoggia il punto di vista delle cooperative e s'impegna a presentare un documento e promuovere il dibattito in Consiglio comunale e la discussione si surriscalda già: «Com'è possibile - insorge Mario Meacci dal Pdl - che quando discutiamo fra di noi siamo sempre d'accordo, al di là del colore politico, e poi la nostra visione non condiziona mai le decisioni che si prendono dall'alto?». «Non riusciamo a far permeare i nostri dirigenti di temi importanti come questi - aggiunge Carlo Martini dal Pd - che sono politici e in sede politica vanno riportati, molto prima di stilare convenzioni squisitamente tecniche, e questo per garantire la continuità dei progetti». Riguardo all'eliminazione della quota di affidamento prevista per legge poi, il consigliere appare sbalordito, in quanto nel 2004 questa sarebbe stata stabilita dalla giunta.
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