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Bagni, proroga di 6 anniAliboni: e l'asta europeace la aggiudicheremo noi
Claudio Figaia
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La protesta nazionale dei balneari del 1º dicembre a RomaI balneari respirano. La proroga delle concessioni demaniali per gli stabilimenti sarà concesso, con ogni probabilità, fino al 31 dicembre 2015. La commissione Finanze e tesoro ha, infatti, approvato l'emendamento che posticipa di sei anni i termini di scadenza
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MASSA. I balneari respirano. La proroga delle concessioni demaniali per gli stabilimenti sarà concesso, con ogni probabilità, fino al 31 dicembre 2015. La commissione Finanze e tesoro ha, infatti, approvato l'emendamento che posticipa di sei anni i termini di scadenza. Un anno in più rispetto a quanto si vociferava (con timore) nei corridoi delle varie associazioni balneari della penisola.
Il passaggio in commissione non è però ancora il traguardo definitivo. Perché la «tregua» di sei anni possa dirsi approvata a tutti gli effetti occorrerà che l'emendamento sia inserito nella legge finanziaria che sta completando l'iter in queste ore in Parlamento. O che, altrimenti, venga introdotto nel cosiddetto «decreto mille proroghe» del governo. Solo allora i balneari potranno dire di aver vinto la prima battaglia contro la messa all'asta delle concessioni (anche se la loro richiesta iniziale era per uno slittamento ventennale).
Gli operatori del settore, tuttavia, cominciano a vedere meno nero. E se Giannessi, versiliese, presidente toscano della Federazione italiana balneari (Fib) invita la categoria a restare vigile per evitare brutte sorprese per il futuro, Renato Aliboni, presidente (dimissionario) dell'associazione Riviera apuana, intravede uno scenario virtuoso nel depotenziamento della direttiva Bolkstein che si va delineando.
«Dobbiamo ancora realmente capire - spiega Giannessi - da che parte sta il governo: ovvero se utilizza il grimaldello delle direttive europee per riprendersi le concessioni demaniali e incamerare tutto quanto è stato realizzato in decenni sulle spiagge, oppure se davvero è al nostro fianco e vuole difendere una categoria che rappresenta un vanto per l'immagine turistica dell'Italia».
Aliboni legge nell'emendamento approvato in commissione qualcosa di più. «Il governo sulla questione della procedura di infrazione avviata dall'Unione europea si è mosso su due fronti. Da una parte ha assicurato all'Ue che si adeguerà alla normativa modificando il regime concessorio del demanio, introducendo quindi l'asta pubblica per l'affidamento delle concessioni. Dall'altra ha chiesto tempo e garantito la messa a punto di meccanismi di tutela degli operatori balneari italiani. Che sulle spiagge hanno investito milioni di euro e tanto lavoro».
In sostanza: l'Italia lavorerà da qui a sei anni per predisporre bandi pubblici per la concessione concepiti in modo tale da salvaguardare i diritti, le professionalità e le competenze di chi già oggi gestisce gli stabilimenti balneari. E in cui i canoni concessori saranno fissati da norme e non oggetto di contrattazione. Verrà esclusa, cioè - ne è convinto Aliboni -, la possibilità che il magnate russo di turno o un qualche grande gruppo finanziario si accaparri chilometri di spiaggia cacciando a suono di milioni i balneari.
Si aggiudicherà l'asta chi metterà in campo il progetto di valorizzazione del litorale migliore. «E se così sarà - chiude Aliboni - noi dei bagni apuani non temiamo alcun concorrente».
Il passaggio in commissione non è però ancora il traguardo definitivo. Perché la «tregua» di sei anni possa dirsi approvata a tutti gli effetti occorrerà che l'emendamento sia inserito nella legge finanziaria che sta completando l'iter in queste ore in Parlamento. O che, altrimenti, venga introdotto nel cosiddetto «decreto mille proroghe» del governo. Solo allora i balneari potranno dire di aver vinto la prima battaglia contro la messa all'asta delle concessioni (anche se la loro richiesta iniziale era per uno slittamento ventennale).
Gli operatori del settore, tuttavia, cominciano a vedere meno nero. E se Giannessi, versiliese, presidente toscano della Federazione italiana balneari (Fib) invita la categoria a restare vigile per evitare brutte sorprese per il futuro, Renato Aliboni, presidente (dimissionario) dell'associazione Riviera apuana, intravede uno scenario virtuoso nel depotenziamento della direttiva Bolkstein che si va delineando.
«Dobbiamo ancora realmente capire - spiega Giannessi - da che parte sta il governo: ovvero se utilizza il grimaldello delle direttive europee per riprendersi le concessioni demaniali e incamerare tutto quanto è stato realizzato in decenni sulle spiagge, oppure se davvero è al nostro fianco e vuole difendere una categoria che rappresenta un vanto per l'immagine turistica dell'Italia».
Aliboni legge nell'emendamento approvato in commissione qualcosa di più. «Il governo sulla questione della procedura di infrazione avviata dall'Unione europea si è mosso su due fronti. Da una parte ha assicurato all'Ue che si adeguerà alla normativa modificando il regime concessorio del demanio, introducendo quindi l'asta pubblica per l'affidamento delle concessioni. Dall'altra ha chiesto tempo e garantito la messa a punto di meccanismi di tutela degli operatori balneari italiani. Che sulle spiagge hanno investito milioni di euro e tanto lavoro».
In sostanza: l'Italia lavorerà da qui a sei anni per predisporre bandi pubblici per la concessione concepiti in modo tale da salvaguardare i diritti, le professionalità e le competenze di chi già oggi gestisce gli stabilimenti balneari. E in cui i canoni concessori saranno fissati da norme e non oggetto di contrattazione. Verrà esclusa, cioè - ne è convinto Aliboni -, la possibilità che il magnate russo di turno o un qualche grande gruppo finanziario si accaparri chilometri di spiaggia cacciando a suono di milioni i balneari.
Si aggiudicherà l'asta chi metterà in campo il progetto di valorizzazione del litorale migliore. «E se così sarà - chiude Aliboni - noi dei bagni apuani non temiamo alcun concorrente».
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