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Zanetti si presenta: mi sentoil candidato di tutta la provincia
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Andrea Zanetti candidato alle primarie del PdFra due settimane, si vota per le primarie del Pd in vista delle elezioni regionali. Abbiamo posto alcune domande al candidato Andrea Zanetti, vicesindaco e assessore alle attività produttive
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CARRARA. Fra due settimane, si vota per le primarie del Pd in vista delle elezioni regionali. Abbiamo posto alcune domande al candidato Andrea Zanetti, vicesindaco e assessore alle attività produttive.
A marzo 2010, saranno 10 anni che Carrara non ha un consigliere regionale, e 12 che non ha un parlamentare. Questa sua candidatura alle primarie ha anche l'obiettivo di ridare voce diretta, a Firenze, al territorio carrarese?
«E' necessario ridare con forza voce non solo a Carrara, ma all'intera provincia, per rimettere al centro dell'attenzione in Regione le istanze e l'identità di tutto il territorio provinciale, le specificità della Lunigiana e quelle di costa per Massa e Montignoso: tante sono le questioni aperte, prime tra tutte l'emergenza occupazionale. Nel parlamento regionale avrò anche occasione per farmi portavoce delle tante potenzialità legate al turismo e alla cultura, che il nostro territorio è in grado di esprimere e che devono trovare un nuovo slancio per trasformarsi in occasioni di vero sviluppo. Per riportare ogni singola realtà del territorio in Regione, mantenendo le varie identità, per lo sviluppo dell'intera Provincia».
Il percorso che ha portato alla sua candidatura è stato portato avanti dalla "mozione Bersani" in modo lineare, salvo poi trovarsi l'autocandidatura di Narciso Buffoni e, a seguire, la candidatura diretta di Consuelo Mori. Come mai nel Pd continuano ad esserci queste situazioni conflittuali?
«Le primarie sono uno straordinario strumento di democrazia, in cui il Pd crede per dare davvero a tutti gli elettori, anche a quelli non iscritti lo ricordiamo, la possibilità di esprimere la propria preferenza. Al centro bisogna sempre porre l'interesse collettivo, la conflittualità fine a se stessa e legata ad interessi personali, deve restare fuori dalle logiche di partito. Sono certo che i cittadini sapranno scegliere e riconoscere l'onestà intellettuale del percorso che ha portato alla mia candidatura e che animerà le mie scelte politiche e di governo future. Sono orgoglioso di aver fatto parte della mozione Bersani ma la fase delle mozioni congressuali è superata. La mia candidatura arriva al termine di un percorso condiviso che ha l'obiettivo di arrivare ad avere un consigliere in Regione: un percorso all'interno del quale io sarei restato anche se il candidato non fossi stato io».
La mozione Franceschini si è lamentata che non è stato trovato l'accordo con voi per una candidatura unica: la circostanza avrebbe fatto "saltare" le primarie: come mai quell'accordo non è stato trovato?
«Potremmo girare la domanda agli amici della mozione Franceschini. Però ricordiamo che le primarie per la scelta del nuovo segretario sono state fatte e gli elettori hanno scelto Pier Luigi Bersani, quale segretario nazionale e Andrea Manciulli come segretario regionale, elezioni legittimate dal voto. Deve essere ormai superata la contrapposizione tra le mozioni, dato che parliamo di un unico partito, il Pd, che tra l'altro gli ultimi sondaggi danno finalmente in crescita, segno della voglia di rinnovamento che è nell'aria. Finita la fase congressuale tra gli elettori c'è una nuova fiducia nel centro sinistra, lo dimostra l'alta partecipazione alle ultime primarie, che speriamo si riconfermi anche il 13 dicembre. Terminata la fase transitoria ora serve coesione: a livello nazionale è stata trovata, anche a livello locale siamo chiamati a fare altrettanto. Tutti sappiamo che le elezioni regionali hanno un significato politico nazionale con ricadute dirette del voto su quelli che saranno gli scenari futuri. E' necessario avere chiara l'importanza per il territorio del ruolo che avrà il consigliere regionale e l'espressione politica che sarà in grado di manifestare».
Lei oltre che vicesindaco e assessore alle attività produttive, è anche consigliere provinciale. Come giudica il fatto che Osvaldo Angeli sulla questione della "e" non abbia rispettato il mandato dell'ordine del giorno approvato dalle assise provinciali?
«Penso che la strada per trovare opportunità di sviluppo e nuova forza per l'intera provincia non passi dalla presenza o meno di una congiunzione. In Consiglio provinciale ho votato a favore del ripristino della "e", se serve a rimediare un errore storico. Intorno a questa questione si è aperto, però, un dibattito che mi sembra miri a dividere, piuttosto che unire un territorio, che se vuole trovare forza e rappresentatività in Regione deve ribadire la propria coesione, pur mantenendo le molteplici anime che lo caratterizzano».
M.B.
A marzo 2010, saranno 10 anni che Carrara non ha un consigliere regionale, e 12 che non ha un parlamentare. Questa sua candidatura alle primarie ha anche l'obiettivo di ridare voce diretta, a Firenze, al territorio carrarese?
«E' necessario ridare con forza voce non solo a Carrara, ma all'intera provincia, per rimettere al centro dell'attenzione in Regione le istanze e l'identità di tutto il territorio provinciale, le specificità della Lunigiana e quelle di costa per Massa e Montignoso: tante sono le questioni aperte, prime tra tutte l'emergenza occupazionale. Nel parlamento regionale avrò anche occasione per farmi portavoce delle tante potenzialità legate al turismo e alla cultura, che il nostro territorio è in grado di esprimere e che devono trovare un nuovo slancio per trasformarsi in occasioni di vero sviluppo. Per riportare ogni singola realtà del territorio in Regione, mantenendo le varie identità, per lo sviluppo dell'intera Provincia».
Il percorso che ha portato alla sua candidatura è stato portato avanti dalla "mozione Bersani" in modo lineare, salvo poi trovarsi l'autocandidatura di Narciso Buffoni e, a seguire, la candidatura diretta di Consuelo Mori. Come mai nel Pd continuano ad esserci queste situazioni conflittuali?
«Le primarie sono uno straordinario strumento di democrazia, in cui il Pd crede per dare davvero a tutti gli elettori, anche a quelli non iscritti lo ricordiamo, la possibilità di esprimere la propria preferenza. Al centro bisogna sempre porre l'interesse collettivo, la conflittualità fine a se stessa e legata ad interessi personali, deve restare fuori dalle logiche di partito. Sono certo che i cittadini sapranno scegliere e riconoscere l'onestà intellettuale del percorso che ha portato alla mia candidatura e che animerà le mie scelte politiche e di governo future. Sono orgoglioso di aver fatto parte della mozione Bersani ma la fase delle mozioni congressuali è superata. La mia candidatura arriva al termine di un percorso condiviso che ha l'obiettivo di arrivare ad avere un consigliere in Regione: un percorso all'interno del quale io sarei restato anche se il candidato non fossi stato io».
La mozione Franceschini si è lamentata che non è stato trovato l'accordo con voi per una candidatura unica: la circostanza avrebbe fatto "saltare" le primarie: come mai quell'accordo non è stato trovato?
«Potremmo girare la domanda agli amici della mozione Franceschini. Però ricordiamo che le primarie per la scelta del nuovo segretario sono state fatte e gli elettori hanno scelto Pier Luigi Bersani, quale segretario nazionale e Andrea Manciulli come segretario regionale, elezioni legittimate dal voto. Deve essere ormai superata la contrapposizione tra le mozioni, dato che parliamo di un unico partito, il Pd, che tra l'altro gli ultimi sondaggi danno finalmente in crescita, segno della voglia di rinnovamento che è nell'aria. Finita la fase congressuale tra gli elettori c'è una nuova fiducia nel centro sinistra, lo dimostra l'alta partecipazione alle ultime primarie, che speriamo si riconfermi anche il 13 dicembre. Terminata la fase transitoria ora serve coesione: a livello nazionale è stata trovata, anche a livello locale siamo chiamati a fare altrettanto. Tutti sappiamo che le elezioni regionali hanno un significato politico nazionale con ricadute dirette del voto su quelli che saranno gli scenari futuri. E' necessario avere chiara l'importanza per il territorio del ruolo che avrà il consigliere regionale e l'espressione politica che sarà in grado di manifestare».
Lei oltre che vicesindaco e assessore alle attività produttive, è anche consigliere provinciale. Come giudica il fatto che Osvaldo Angeli sulla questione della "e" non abbia rispettato il mandato dell'ordine del giorno approvato dalle assise provinciali?
«Penso che la strada per trovare opportunità di sviluppo e nuova forza per l'intera provincia non passi dalla presenza o meno di una congiunzione. In Consiglio provinciale ho votato a favore del ripristino della "e", se serve a rimediare un errore storico. Intorno a questa questione si è aperto, però, un dibattito che mi sembra miri a dividere, piuttosto che unire un territorio, che se vuole trovare forza e rappresentatività in Regione deve ribadire la propria coesione, pur mantenendo le molteplici anime che lo caratterizzano».
M.B.
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